NEGATO IL RICONOSCIMENTO DELLA CAUSA DI SERVIZIO AL VIGILE DEL FUOCO ANTONIO RALLI DEL COMANDO DI AREZZO – UNA DECISIONE INACCETTABILE
COMUNICATO STAMPA
La Unione Sindacale di Base esprime profonda indignazione per la delibera del Comitato di verifica per le cause di servizio, comunicata tramite l’Ufficio Centrale per le Risorse Umane del Dipartimento dei Vigili del Fuoco, con cui è stata respinta la domanda di riconoscimento della causa di servizio presentata il 26 marzo 2024 dagli eredi del collega Antonio Ralli, Vigile del Fuoco in servizio presso il Comando di Arezzo, deceduto a seguito di un glioblastoma cerebrale di IV grado.
Secondo quanto riportato nella motivazione del diniego, “l’exitus per glioblastoma cerebrale di IV grado non può riconoscersi dipendente da fatti di servizio in quanto, nei precedenti di servizio dell’interessato, non risultano fattori specifici potenzialmente idonei a dar luogo a una genesi neoplastica”, escludendo così ogni nesso di causalità o concausalità.
USB giudica questa posizione assurda e gravemente ingiusta, soprattutto alla luce della natura stessa del lavoro dei Vigili del Fuoco, quotidianamente esposti a sostanze tossiche, agenti cancerogeni e scenari ad alto rischio per la salute.
Va inoltre ricordato che già nel novembre 2024 era stata respinta una richiesta analoga per il collega Maurizio Ponti, confermando una prassi preoccupante di negazione di riconoscimenti legittimi per patologie gravi contratte in servizio.
Secondo studi scientifici recenti, la malattia che ha colpito il collega Ralli potrebbe essere correlata all’esposizione ai PFAS, sostanze chimiche altamente nocive presenti negli ambienti operativi dei Vigili del Fuoco, come USB denuncia da tempo anche attraverso uno studio indipendente condotto sul personale del Corpo e le evidenze scientifiche, a partire dai lavori dello IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro), che riconoscono chiaramente l’esposizione professionale dei Vigili del Fuoco a sostanze cancerogene, tra cui i PFAS.
“È inaccettabile che si continui a negare l’evidenza scaricando sui lavoratori e sulle loro famiglie il peso della mancanza di studi epidemiologici e di monitoraggi sistematici dell’esposizione professionale, che dovrebbero essere un obbligo delle istituzioni e che, invece, non sono mai stati adeguatamente realizzati.”
USB denuncia come l’assenza di dati ufficiali, imputabile alle carenze del Ministero, venga paradossalmente utilizzata per respingere richieste legittime di riconoscimento, negando diritti e tutele a chi ha servito lo Stato fino all’estremo sacrificio.
Nella delibera del comitato di verifica non viene esclusa la possibile esposizione professionale, ma si nega il nesso causale nel caso concreto. Il mancato riconoscimento risente della persistente inerzia delle autorità pubbliche, che continuano a non affrontare adeguatamente la questione attraverso studi e analisi idonei, tradendo così il principio di tutela dei Vigili del Fuoco. Ci si trincera dietro il nesso di casualità ma ci si dimentica il principio di precauzione che andrebbe applicato visti i dati riscontrati nella popolazione.
La mancata realizzazione di studi epidemiologici e di sistemi di tracciamento dell’esposizione agli agenti nocivi non può e non deve diventare un alibi per escludere il nesso tra servizio e malattia.
USB chiede:
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il riesame immediato del provvedimento;
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l’avvio urgente di studi epidemiologici obbligatori sul personale del Corpo;
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il riconoscimento automatico delle patologie oncologiche come malattie professionali per i Vigili del Fuoco;
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maggiori tutele per i familiari dei lavoratori deceduti.
USB continuerà a battersi affinché venga fatta giustizia per il collega Antonio Ralli, per Maurizio Ponti e per tutti i Vigili del Fuoco che ogni giorno mettono a rischio la propria vita e la propria salute.
Per il Coordinamento Nazionale USB VVF
Enrico Marchetto