I PFAS NEI VIGILI DEL FUOCO DI VICENZA? PER QUALCUNO “SOLO” UN PROBLEMA AMBIENTALE

Vicenza -

 

Ieri siamo stati convocati presso il Comando di Vicenza per ricevere informazioni sul monitoraggio ambientale imposto dalla Direzione Centrale per la Salute.

Ancora una volta ci siamo trovati di fronte a una gestione insufficiente e a risposte parziali. Il dirigente ha illustrato la documentazione disponibile, ma resta evidente come, nonostante le ripetute sollecitazioni di questa Organizzazione Sindacale, non siano mai state attivate reali azioni di monitoraggio indipendente. Il Comando, infatti, si è limitato a trasmettere dati forniti da ARPAV e dal gestore dell’acqua potabile, senza effettuare alcuna verifica autonoma. La giustificazione è sempre la stessa: mancanza di fondi. Nel frattempo, però, il personale continua a lavorare in condizioni potenzialmente a rischio.

Grave, inoltre, il fatto che tale documentazione non sia stata nemmeno consegnata alle Organizzazioni Sindacali. Per questo abbiamo immediatamente presentato richiesta di accesso agli atti e presto divulgheremo il tutto.

Ancora più preoccupante è stata la posizione del medico competente, che ha ridotto la questione PFAS a un semplice problema ambientale, escludendo di fatto ogni implicazione professionale. Una posizione inaccettabile, espressa senza dati su esposizione reale, senza analisi cliniche sui Vigili del Fuoco e senza alcuna valutazione epidemiologica.

Ricordiamo che i Vigili del Fuoco sono esposti da anni in modo continuativo: negli scenari di intervento, nell’utilizzo di acqua proveniente da falde contaminate aspirate con le autobotti, a causa di equipaggiamento con valori molto alti di PFAS e attraverso l’impiego prolungato di schiumogeni contenenti PFAS Tra questi, anche prodotti messi al bando dagli Stati Uniti molto prima che in Italia e assegnati al Comando di Vicenza, come nel caso della Base americana Ederle. Tutto questo non può essere ignorato.

Di fronte ai tentativi di minimizzazione, abbiamo richiamato con forza le evidenze scientifiche, a partire dai lavori dello IARC, che riconoscono chiaramente l’esposizione professionale dei Vigili del Fuoco a sostanze cancerogene, tra cui i PFAS.

Anche sul tema dell’acqua potabile emergono contraddizioni: prima si parla di filtri installati già dal 2014, poi si corregge il tiro indicando un’installazione progressiva fino al 2023. Un quadro poco chiaro, che non rassicura affatto.

Come Organizzazione Sindacale denunciamo con forza questa situazione: non è più tollerabile continuare a ignorare o ridimensionare un problema che riguarda direttamente la salute dei lavoratori.

Non accetteremo ulteriori rinvii né sottovalutazioni. Metteremo a disposizione tutta la documentazione medico-scientifica e gli studi indipendenti in nostro possesso e pretendiamo che venga finalmente avviata una seria valutazione del rischio professionale.

La salute dei Vigili del Fuoco non è un dettaglio, né un problema “solo ambientale”. È una responsabilità precisa, che qualcuno continua a non voler assumere... e nel frattempo i colleghi si ammalano...

 

Per il Coordinamento Regionale USB VVF Veneto

Enrico Marchetto