HARRY TI PRESENTO SALLY: A NISCEMI VA IN SCENA LA SOLITA COMMEDIA, MEGLIO, TRAGEDIA.

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Se fosse una commedia di Hollywood, il titolo sarebbe Harry ti presento Sally, saremo stati in poltrona a godercelo con dei popcorn in mano, ma purtroppo ad andare in scena non è stata una commedia, ma l’ennesima tragedia italiana. Con Niscemi crolla tutta l’Italia, governata da una classe dirigente di incapaci, inetti, un Paese intriso di una burocrazia assurda che nemmeno Kafka avrebbe immaginato, preda di una magistratura ingolfata e composto da un popolo di rassegnati. Non facciamo del populismo, ma fotografiamo la realtà di un Paese ferito.

Sono almeno cinquant’anni che sentiamo parlare di intervenire sul dissesto idrogeologico, in un territorio, quello italiano, dove il 95% dei comuni ha sul proprio territorio almeno un’area ad alto rischio di dissesto idrogeologico. Ad aggravare il tutto, partecipa la selvaggia cementificazione, la speculazione edilizia, l’alta densità abitativa e non ultimi i cambiamenti climatici.

Anche questa volta abbiamo visto “gli sciacalli” sorvolare l’area colpita dall’ennesima catastrofe, governanti e politici che approfittato del dramma per fare promesse e campagna elettorale, ma il problema resta. Intervenire sull’accaduto, spesso con poche risorse, non risolve nulla, se non pensiamo ad attuare una volta per tutte un serio piano di prevenzione e resilienza su tutto il territorio nazionale. Lega ambiente, per dare un indicazione di massima, aveva stimato una cifra di circa 40 miliardi di euro per mettere in sicurezza tutto il territorio italiano, cifra sicuramente sottostimata ai costi attuali della manodopera e materiale, continuiamo con altre cifre, sempre per orientarci, dal 2000 ad oggi si sono spesi quasi 20 miliardi di euro per intervenire sul dissesto, spesso dopo che i fenomeni si sono verificati, quindi con aggravio enorme di spesa. La prevenzione non è solo salvaguardia della vita delle persone e dei beni, ma è un risparmio per le casse dello Stato, infatti dal 2010 ad oggi sono triplicati i costi annui dei danni causati da eventi “naturali” (dati Ance – Cresme) si stima una media annua di 6 miliardi di euro, una cifra enorme, ma che sicuramente rappresenta un affare per alcuni che prosperano nelle tragedie. Ci dobbiamo tutti interrogare se questo sistema conviene, se vogliamo che a vincere sia il mal governo e il malaffare, o deve prevalere la salvaguardia della vita e dei nostri beni, se vogliamo che a prevalere sia il buon governo e il benessere collettivo. Si tratta di decidere da che parte stare.

Politicamente spendere sulla prevenzione non ha un ritorno immediato, meglio far vedere di esserci nella “sfiga”, il politico di turno ha più visibilità quando arriva commosso sulle tragedie e abbraccia senzatetto e vittime, quando promette con aria seria che “faremo tutto ciò che serve” per poi scomparire una volta spenti i riflettori e passate le elezioni, il risultato è che le vittime del dramma rimangono per anni nei container. Anche quando si ricostruisce in tempi rapidi, ci vogliono comunque anni, i costi sono molto più alti che se avessero fatto prevenzione, senza pensare che la vita a chi la persa non gli la rende nessuno.

Quindi tutti d’accordo? La prevenzione è l’unica strada percorribile e noi Vigili del Fuoco lo sappiamo bene, è il nostro lavoro. Dobbiamo chiedere ai nostri politici di smettere di rincorrere la cronaca, basta intervenire con procedimenti spot ogni qual volta l’opinione pubblica è toccata da un particolare evento, per poi tornare poco dopo a occuparsi di altro, ci vuole programmazione, ci vuole un progetto serio di intervento, ci vuole una visione d’insieme.

Come USB (prima RdB) abbiamo promosso da decenni questo concetto, abbiamo anche pubblicato un libro sull’Italia delle catastrofi annunciate, era il 2001. Ci ricordiamo tutti la Val di Stava, Sarno, dove le vittime furono centinaia, ma sono decine le catastrofi sulle quali si poteva intervenire prima, solo negli ultimi tre anni sono stati oltre 50 i morti a seguito di eventi franosi e alluvionali. Abbiamo come USB fatto delle conferenze sul tema, per diffondere la cultura della prevenzione, mettendo in guardia dai cambiamenti climatici, siamo in attesa di cosa ci dirà il settimo rapporto per l’ambiente dell’IPCC previsto per il 2029, ma già il sesto rapporto del 2023 (AR 6) ha prefigurato scenari drammatici, alcuni li stiamo già vivendo, la rapidità di evoluzione di alcuni eventi è impressionante. Difronte a questo scenario, alla fragilità congenita dell’Italia ad una conformazione geologica complessa, alla presenza di oltre 7000 km di coste, le più cementificate d’Europa, che si affacciano in un mare chiuso, sempre più caldo, al centro di un hot spot climatico, come è stato definito da molti climatologi, quindi soggetto a fenomeni atmosferici di elevata intensità, quale può essere la risposta se non prevenire?

La sfida è grande, le nostre classi dirigenti che si sono avvicendate negli ultimi decenni, tra governi del fare, tra governi tecnici, tra governi di coesione, tutti hanno fallito nella prevenzione.

Non è una questione di soldi, di soldi ne hanno spesi molti di più di quelli che sarebbero serviti a mettere in sicurezza i territori, basti pensare allo sperpero dell’iniziativa del “superbonus 110%” per la ristrutturazione degli immobili, costata al contribuente oltre 120 MLD di euro, oppure pensiamo alla strampalata idea del “ponte sullo stretto” costo previsto circa 14 MLD, che siamo sicuri, diventeranno il doppio se questa disgraziata idea dovesse essere mai realizzata, considerando che è costato fino ad oggi oltre un miliardo di euro senza aver posato nemmeno una pietra, una miniera d’oro per pochi, mafie comprese.

Come USB vigili del fuoco chiediamo a tutti i politici, in particolare al Governo di asciugarsi le lacrime di coccodrillo e di rimboccarsi le maniche, di attivarsi nel deliberare fondi ad hoc per la prevenzione, per attivare un piano strategico finalizzato ad attenuare i danni derivati dai cambiamenti climatici, basta definirli estremi, stanno diventando ordinari. La politica italiana deve fare pressione sugli organismi europei per finanziare un nuovo piano di ripresa e resilienza incentrato solo sugli aspetti climatici ed ambientali, chiediamo investimenti per rendere più efficace il dispositivo di soccorso, i Vigili del Fuoco sono in prima linea sugli interventi in scenari come quello di Niscemi, su frane ed alluvioni, mareggiate, però sempre con meno uomini e meno mezzi, la spesa pubblica sia italiana che europea si sta orientando su aeri da guerra e carri armati, su mitra e cannoni, invece che su mezzi di soccorso, ruspe, barche, mezzi anfibi, elicotteri, autopompe, autoscale, soprattutto uomini/donne da assumere e formare per il soccorso, ecc..

Chiediamo alla politica di ripensare al ruolo dei Vigili del Fuoco e più in generale al ruolo della Protezione Civile da mettere al centro di un piano per la prevenzione e il riassetto idrogeologico del Paese, si: i Vigili del Fuoco sono l’amministrazione dello stato con una professionalità unica, composta da migliaia di uomini, con una preparazione d’eccellenza sul soccorso, non solo, possiedono anche una struttura tecnica con specifica preparazione sulla prevenzione.

Come USB chiediamo che i Vigili del Fuoco abbiano un ruolo in questo grande progetto, di dare ai Vigili del Fuoco la dignità che meritano, di metterli al centro della Protezione Civile sotto la Presidenza del Consiglio dei Ministri, fuori dal Ministero degli Interni, staccati dalla Polizia, non per spirito di Corpo o per avversione verso altri Corpi dello Stato, a cui va il nostro rispetto, ma per la semplice ragione che dobbiamo avere una visione diversa del futuro del soccorso in Italia, e non vedere giorno dopo giorno, trasformare il Corpo Nazionale in una sorta di quinta forza di polizia, dopo polizia, carabinieri, finanza e penitenziaria, fanalino di coda di un Ministero più impegnato sulla repressione che sul soccorso.

 

Per il Consiglio Nazionale Vigili del Fuoco

Ciro Bartolomei