GIÙ LE MANI DA MONFALCONE

LA SCURE DEI TAGLI D’ORGANICO SI ABBATTE SUL POLO INDUSTRIALE DEL FVG

Gorizia -

Lavoratori,

benché il dirigente abbia sottolineato il fatto che Monfalcone viva una realtà industriale e di densità di popolazione che è giustamente relazionata ad una classe D2, e che la stessa malvolentieri non cambierebbe le cose. La carenza di organico che è la madre di tutti i problemi che ci costringe a rimpiazzi, transumanza per passaggi di qualifica, squadre ridotte, impossibilità di addestramento, formazione e relativi aggiornamenti.  Di contro obblighi di partecipazione ai corsi su esigenze dell’amministrazione (es. patenti), mansioni superiori non remunerate, aumenti del carico di lavoro e dello straordinario; in definitiva la fa da padrone e a soccombere è proprio la realtà monfalconese.

Nel declassare Monfalcone da D2 a D1 ci sarà un notevole disagio ad usufruire delle ferie (2 in ferie su 9 = 22% mentre 1 in ferie su 7 = 14% mantenendo 1 in salto), disagio che non toccherebbe ad altre sedi che avrebbero un numero maggiore di personale in relazione al numero minimo per il soccorso. Soccorso che risulta quasi compromesso nel caso di partenze di 5 persone divise tra APS e supporto in occasione di interventi che prevedano l'uso di mezzi in ausilio. Condizione non rara nella città di Monfalcone che rappresenta il polo industriale del FVG.

Come USB sono anni che chiediamo a livello centrale la riformulazione delle piante organiche operative ed il consequenziale approfondimento dell’intero impianto del soccorso tecnico urgente, al fine di evitare inconvenienti disastrosi causati dal fatto che si ha come unico parametro effettivo il DPCM del ’97, verità confermata anche dal direttore centrale delle risorse umane attuale in seno alle ultime riunioni dipartimentali.

Ci aspettiamo che le priorità del Governo si basino sull'affrontare un piano di assunzioni che veda una modalità snella e che porti un reale beneficio occupazionale. Oltre a ciò vi è necessità di riconsiderare e migliorare le sedi di servizio, i mezzi di soccorso e rivedere il sistema di tutela assicurativa nei confronti dei dipendenti.

Dire che nell'eventualità ci sia un bisogno, vengono mandate delle unità in supporto da Gorizia a Monfalcone è un controsenso, che denota poca lucidità nell’affrontare il problema.

Mantenere a Gorizia personale che risultasse in esubero rispetto al dispositivo necessario e avere Monfalcone declassata non è, a nostro avviso, una soluzione. Si riconosce che molto del materiale ed attrezzature/mezzi speciali siano ubicati in centrale e che da lì partano con personale affine ma è anche vero che la statistica parla di un numero di interventi in quantità quasi uguale tra la centrale goriziana ed il distaccamento di Monfalcone da cui avere personale specializzato concentrato in una sede non è ragionevole in questo caso.

Diviene chiaro che senza uno studio organico e dettagliato, a livello centrale, dello stato di salute del CNVVF il risultato non potrà mai essere che i numeri sbagliati a cui assistiamo. Al riguardo ricordiamo a chi ha la memoria corta (amministrazione in primis) che le dotazioni organiche del CNVVF – compresa la riclassificazione dei comandi provinciali - sono stati oggetto di un tavolo tecnico interminabile su cui ognuno tirava l’acqua al proprio mulino a discapito di oggettive realtà territoriali; un tavolo tecnico che noi dell’USB abbiamo abbandonato per non essere complici di un gioco al ribasso a danno dei cittadini e del soccorso tecnico urgente.

Già solo per queste motivazioni sinteticamente dette ci diviene impossibile accettare il declassamento della sede di Monfalcone, in quanto l’amministrazione periferica non ha lo strumento per poter agire a risoluzione delle problematiche da noi segnalate, che colpiscono il singolo lavoratore nel proprio posto di lavoro e ledono al cittadino in termini di salvaguardia.

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