VIGILI DEL FUOCO: MORTI SUL LAVORO

Comunicato stampa

 

 

Roma -

Non vogliamo speculare sulle morti c.d. “bianche”, l’intento è piuttosto quello di far riflettere coloro che sono preposti all’emanazione di norme per la tutela e la sicurezza del lavoratore, all’interno degli ambienti di lavoro, e come far rispettare quelle già esistenti.

Senza timore di smentita siamo il paese con la più elevata produzione di norme in merito al controllo del rischio negli ambienti di lavoro, il problema in sostanza va focalizzato nel metodo in cui si fanno rispettare. Normalmente si chiude un occhio in materia di sicurezza sul lavoro, e quando si può anche due, perché oggi in Italia la sicurezza non viene certo considerata un’opportunità, finalizzata a migliorare la qualità del lavoro e della vita di migliaia di persone, all’opposto è vista come un costo da annullare.

Senza citare stime, numeri, o vicissitudini vissute internamente alle famiglie colpite direttamente da questi incidenti sul lavoro, il nostro contributo alla riflessione generale si centra sul perché lo Stato non attiva una maggiore attività di prevenzione sul territorio.

In questo quadro pensiamo che un valido contributo professionale lo possa offrire senz’altro il corpo nazionale dei vigili del fuoco.

Un corpo nazionale sottostimato, oramai sempre più a ranghi ridotti, costretto a lavorare in condizioni precarie, per le sole attività di soccorso tecnico urgente rivolte alla popolazione. Con tutto ciò che scontiamo una incolmabile carenza d’organico, tuttavia facciamo fronte anche a tutte quelle attività che non sono propriamente di soccorso e aumentano il carico di lavoro (spesso fuori dallo stesso orario di lavoro) dei pochi addetti oggi in servizio. Stiamo parlando della preparazione degli addetti, svolta dai VV.F. per quanto concerne le materie inerenti all’ antincendio, piani di evacuazione, procedure di soccorso e di prevenzione dei danni e infortuni potenziali all’interno dei posti di lavoro.

Non ci possiamo permettere di andare oltre alla formazione dei lavoratori, e poi non tutti, in quanto l’attività fisiologicamente si blocca allo scoglio della carenza d’organico, e pensare che il corpo nazionale VV.F. dispone della più grande “azienda” di laureati, diplomati e tecnici professionalmente preparati, uniformemente distribuiti sul territorio i quali potrebbero essere utilizzati per le attività di prevenzione!

Ma ce di più la prevenzione incendi oggi viene messa in discussione con l’emanazione di nuove norme che devono andare incontro “alle imprese con riduzione dei costi”. Tutte quelle attività in materia di prevenzione e previsione dei rischi che queste liberalizzazioni dell’attuale governo contribuiranno alla diminuzione della sicurezza nei posti di lavoro.

E' incompatibile chi abbassa le soglie di sicurezza nei posti di lavoratori e poi si indigna con le solite parole di circostanza ad ogni morte sul lavoro!

 

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