USB SCRIVE AL PRESIDENTE CONTE

Nazionale -

 

Al Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana
dott. Giuseppe CONTE


La scrivente Organizzazione Sindacale nell'ascoltare i suoi discorsi in queste giornate di fermento politico rimane perplessa  su alcuni passaggi.
“In Europa saremo in prima fila verso lo sviluppo sostenibile e dobbiamo lottare compatti sul fronte della connettività  universale per dare a tutti l'accesso a internet e affermare la cittadinanza digitale”. [Omissis, Giuseppe Conte].
Tradotto: “grazie al World mobile congress di Barcellona il futuro della connettività in rete è ormai dietro l'angolo con la presentazione del 5g, lo standard di connettività di quinta generazione, che entro il 2020 rivoluzionerà non soltanto la telefonia ma anche industria, infrastrutture e tecnologia. Ma per fare questo abbiamo bisogno di un network capace di connettere un milione di accessi per chilometro quadrato, ed è questo l'algoritmo alla base del 5g. Con una capacità di trasmissione di 10 giga per secondo, il nuovo sistema, che compagnie come Qualcomm, Ericsonn o Tim promettono di implementare nei prossimi 2 anni, permetterà di controllare attraverso lo smarphone ogni elettrodomestico presente in casa. Il paradigma rivoluzionerà anche il mercato dell'auto, con i nuovi modelli che entro il 2020 saranno totalmente interconnessi. In più con la cittadinanza digitale anche noi faremo parte del pacchetto informatico”.

Ma cosa c'entra in tutto questo  il mondo del lavoro che ha ormai capito che l'Europa è un bluff e il Governo Italiano un bambino che credere di guidare la macchina perché si vede il volante in mano ; ma ha dimenticato di essere seduto sulle gambe del padre che di fatto giuda.  

Noi ci aspettiamo  dal Governo responsabilità che non significa reddito minimo garantito ma dignità e diritto all'economia sui luoghi di lavoro. Questi sui discorsi sembrano frutto di una costruzione populista che di fatto non aiuterà ne le piccole medie imprese ne i lavoratori ma l'ingiustificata sete giustizialista di chi crede che il vecchio è marciume e il nuovo bello soltanto perché giovane. La politica ha bisogno di onestà non importa l'età anagrafica di chi esercita il diritto costituzionale o da quanti mandati lo esercita.

Nel diritto del lavoro il salario minimo è la più bassa remunerazione o paga oraria, giornaliera o mensile che in taluni stati i datori di lavoro devono per legge corrispondere ai propri lavoratori dipendenti ovvero impiegati e operai. Giusto, Vero!?!

Infatti letto così, in maniera accademica, sembrerebbe quasi che il salario minimo non è altro che il limite minimo a cui nessuno potrà mai attentare. Eppure questo concetto può modificare il mondo del lavoro con un nuovo concetto che di fatto abbasserebbe tutte le contrattazioni in essere: “ti ho dato il salario minimo quindi sono in regola”. Ed è così, che quasi per magia il salario minimo diventa di fatto il salario massimo a cui un lavoratore potrà sperare. Per il Governo, vecchio o nuovo che sia, il “working poor” (poveri nonostante il lavoro) appare quanto mai attuale ed è necessario affrontarlo, visto che l’Inps certifica che il 29% dei contratti di lavoro attualmente attivi si collocano al di sotto dei 9€ lordi. E quando si parla di “working poor” non possiamo che trattare il caso dei “pompieri” dove la situazione, come al solito, diventa sempre più aspra.

Noi più che il salario minimo abbiamo all’orizzonte i lavoratori al minimo; cioè lavoratori che a stretto gomito con noi operativi del soccorso vivranno la “partenza” con un salario che è il 50% del nostro. Questo spetterebbe ai lavoratori in ferma breve che qualcuno intenderebbe introdurre proprio nel Corpo Nazionale.

Una idea innovativa che di fatto sfrutta le persone e si nasconde dietro all’immissione di giovani nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Naturalmente ci chiediamo: “e se si fanno male cosa succederà? Avranno la metà dei diritti dei vigili del fuoco effettivi?” Ma noi effettivi non abbiamo neanche l’INAIL!!!

La invitiamo, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, ad avere più attenzione verso il mondo del lavoro e verso i Vigili del Fuoco che in questo Paese sono l'unica realtà al servizio di tutti ma senza nessuna tutela.  

Le ricordiamo che 25 anni di adesione dell’Italia all’Unione Europea hanno prodotto lo smantellamento dei servizi sociali, cancellato il diritto alla previdenza pubblica, alla sanità, all’istruzione, un attacco forsennato ai diritti dei lavoratori ed al lavoro buono. Le risorse sottratte ai cittadini dai governi italiani sono state utilizzate per sostenere i debiti delle banche, costruire l’esercito europeo, ridurre al minimo il costo del lavoro per aumentare i profitti delle imprese e sostenere la competizione internazionale.

Il Pareggio di Bilancio, imposto dall'Unione Europea, fu un colpo di mano dell'allora Governo Monti che nel 2012 ha manomesso la Costituzione italiana; è stato modificato l'art. 81 che ha trascinato con se anche gli articoli 97,117 e 119.

Il Pareggio di Bilancio è una mannaia contro lo stato sociale ed i servizi pubblici poiché nel bilancio dello Stato ad ogni uscita deve assolutamente corrispondere una entrata attraverso nuove tasse oppure eliminando costi di spesa in essere; quindi vengono cancellati investimenti per scuole, ospedali, strade nonché le risorse per i contratti pubblici o per la stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione.

È questa l'Europa che Lei vuol garantire? Noi crediamo di meritare di più!

Noi ci auguriamo, come Organizzazione Sindacale, che convochi immediatamente le parti sociali di questo Paese mettendo mano alla legge sulla rappresentanza dando così voce a tutti i rappresentanti dei lavoratori per il bene del Paese e per il diritto al lavoro.

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