PORTI VULNERABILI ALLE MERCI CONTAMINATE - UN PROBLEMA NAZIONALE

"Scanner radiazioni ovunque fuori uso"

coinvolti americani, danesi, norvegesi ed ora anche i russi ......

Reggio Calabria -

TRATTO DA REPUBBLICA.IT

Lo smaltimento delle armi chimiche siriane accende i fari sulla sicurezza degli scali italiani. La nave Usa Cape Ray a giorni dovrà imbarcare gli agenti tossici nell'approdo di Gioia Tauro. Le autorità assicurano verifiche secondo gli standard internazionali. Ma i vigili del fuoco di Catanzaro e Reggio Calabria sostengono di non avere le dotazioni di emergenza in regola per affrontare un rischio chimico-batteriologico. Nel 1999 sono stati spesi 23 milioni di euro per l'acquisto di scanner per misurare la radioattività nei container imposti da una legge tuttora in vigore. Ma Legambiente Aspromonte denuncia che gli strumenti non funzionano

ROMA - Il porto di Gioia Tauro è al centro di una delicatissima operazione internazionale, la nave americana Usa Cape Ray dovrà imbarcare 700 tonnellate di armi chimiche provenienti dalla Siria, per poi smantellarle in acque internazionali. Il suo arrivo era previsto per l'11 febbraio in Calabria, da allora continuano ad accumularsi ritardi e rimandi sul trasbordo. Mentre ci si interroga sulle cause reali, per ora è certo che i nuclei deputati alla sicurezza, gli Nbcr dei vigili del fuoco (nucleare batteriologico chimico e radiologico, una nuova specializzazione voluta dal ministero degli Interni dopo l'attentato alle Torri gemelle) di Reggio Calabria e Catanzaro non sono pronti. Per Antonio Jiritano, del coordinamento nazionale confederale Usb dei VdF, i nuclei operativi non hanno l'equipaggiamento in regola: "Le tute protettive sono scadute, e non solo, anche la strumentazione per la decontaminazione è in condizioni di abbandono. Inoltre non esiste un piano congiunto con le Asl per un intervento d'emergenza, c'è il rischio quindi di ostacolarsi a vicenda". A conferma di ciò, l'esercitazione dei nuclei speciali di Reggio e Catanzaro, prevista per il 28 febbraio, è saltata. L'operazione potrebbe essere affidata ai nuclei Nbcr di Roma.

FOTOGALLERY: LE ATTREZZATURE ABBANDONATE

Ma oltre alle armi chimiche siriane, ogni anno quasi 90 milioni di tonnellate di merci transitano nei porti più importanti della penisola. Chi controlla tutti questi prodotti? Nel 1999 sono stati spesi 45 miliardi di lire (circa 23 milioni di euro) per istallare degli speciali scanner per misurare la radioattività, i Rtm910t. I dispositivi però, collaudati nel 2003, a parte brevi periodi non sono mai entrati effettivamente in funzione.

La legge 421 del 1996 stabilisce che i valichi di frontiera devono dotarsi delle strumentazioni idonee al controllo della radioattività, e al suo interno individua tre soggetti attuatori: il ministero dell'Industria per l'acquisto e l'istallazione dei sistemi di controllo; il ministero delle Finanze (Dogane) per la disponibilità delle aree di istallazione; il ministero dell'Interno per l'utilizzo e il controllo, mediante il corpo nazionale dei vigili del fuoco.

In questo processo il ministero dell'Industria acquista e mette in funzione gli scanner. Gli strumenti vengono fabbricati in Finlandia e importati in Italia dalla Sepa con sede a Torino. Da qui in poi, però, qualcosa non va. Secondo Jiritano, "gli scanner non funzionano quasi in nessun porto. Ogni giorno da tutta Italia ricevo segnalazioni dai colleghi vigili del fuoco che lamentano la mancanza di fondi necessari alla manutenzione. Senza questo strumento aumenta la possibilità di eludere i controlli sulle sostanze radiattive: un rischio per tutti coloro che entrano in contatto con la merce, senza contare gli eventuali traffici illegali".

Questo quadro è confermato anche da Domenico Rositano, presidente di Legambiente Aspromonte: "Dai numeri e dalle testimonianze acquisite da Legambiente attraverso gli operatori portuali e i dati raccolti anche dalle ditte dei trasporti possiamo dire che questi scanner non funzionano quasi in nessun porto". E aggiunge, "certamente il caso di Gioia Tauro e quello del porto delle 'nebbie' di La Spezia rivestono una maggiore gravità". Il porto di La Spezia era al centro delle indagini del capitano Natale De Grazia sulle navi dei veleni, quelle utilizzate per inabissare sostanze tossiche. Il 12 dicembre del 1995, mentre si recava a un incontro con una fonte, De Grazia venne assassinato.

Il porto di Gioia Tauro rappresenta uno dei punti d'approdo più importanti per le merci provenienti dalla Cina. Qui la nave americana Usa Cape Ray dovrà imbarcare gli agenti chimici provenienti dalla Siria, per poi renderli inerti. Il trasbordo avverrà nello spazio di 48 ore. Quest'operazione di bonifica non preoccupa gli americani, tutt'altro. Quello che però temono è che vengano nascoste armi nucleari tattiche nei contenitori merci, per questo motivo hanno approvato la legge To ensure the security of maritime transportation in the United States che prevede una procedura di verifica da parte delle autorità americane sulla reale efficacia delle misure antiterroristiche e di sicurezza radioattiva nei porti di partenza delle merci. La dogana americana, quindi, con l'iniziativa definita Mega Port, spinge i suoi controlli all'origine, direttamente sui navigli diretti nei porti giudicati a rischio, come nel caso di Gioia Tauro. Per dirla in altre parole, gli americani controllano autonomamente i livelli di radioattività dei container in partenza.

 

 

 

http://tv.ilfattoquotidiano.it/2014/03/05/armi-chimiche-a-gioia-tauro-vigili-del-fuoco-attrezzature-desuete-e-reagenti-scaduti/268522/

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