LE DUE DAME DEL NUCLEO – CAPITOLO II

Roma -

 

E venne un tempo, dopo un periodo di apparente calma e tranquillità, in cui la Torre NBCR avrebbe dovuto ritrovare ordine e respiro.

Ma le fiabe, si sa, non sempre finiscono con …e vissero tutti felici e contenti.

Nel cuore della Torre giaceva un’arte antica e preziosa: il travaso del GPL in emergenza, sapere raro, utile quando il pericolo non ammette attese.

Eppure quell’arte venne messa a tacere. Il carro dei travasi fu dichiarato fuori servizio dai Cavalieri: le tubazioni, logorate dal tempo, erano ahimè scadute. Nulla da obiettare, dissero tutti. La sicurezza prima di tutto. Il paradosso stava altrove.

Le tubazioni nuove c’erano. Erano arrivate da tempo, lucide e pronte. Mancava soltanto il facocchio che sistemasse il carro, con il giusto mestiere, per trasportarle in piena sicurezza e renderle operative. I Cavalieri del Nucleo non rimasero immobili. Si riunirono e portarono soluzioni, indicarono maestranze, misero sul tavolo numeri, contatti, proposte e nel Calendimaggio le raccolsero in quaranta fogli di pergamena con scritte e miniature che raffiguravano persino i nuovi carri trainati da fantastici destrieri. Tutto ciò che un regno serio avrebbe trasformato in azione. Ma la Torre restò immobile,
non nel silenzio di chi lavora, bensì ferma nella palude dell’incapacità.

La Dama Turrita e la Dama Stellata, ormai più attente agli specchi che ai Cavalieri, pensavano solo ad apparire. Banchetti e feste nel Regno Pontificio, nel Contado di Montelibretti e nel Regno delle Sabine con giostre e trofei ove le loro movenze e la loro favelle risuonavano senza alcuna conoscenza, come brocche senza fondo.

Governare, coordinare, decidere? Tutte arti dimenticate, sacrificate sull’altare della superbia e della vanagloria. Il Sovrano stesso tentò di intervenire all’equinozio d’autunno. Scese di nuovo nella Torre, richiamò all’ordine e indicò la retta via alle Dame e ai Cavalieri. Ma nemmeno la sua voce bastò a rimettere il Nucleo sulla retta via: le decisioni si persero, i tempi si allungarono, le responsabilità evaporarono come i fumi delle pozioni.

E così accadde l’assurdo: in un Nucleo nato per travasare sicurezza, non si travasava più GPL, ma soltanto bile dai fegati dei Cavalieri che causava soltanto frustrazione e angoscia di coloro che ancora custodiscono fede nel Nucleo NBCR.

E nella Torre si mormora oggi tal dottrina, scritta non con inchiostro ma con amarezza: Quando chi regge cerca solo lume d’apparenza, l’acciaio più saldo si fa ruggine vile; e i travasi, nati a scampare vite, non fan che svuotare fegati d’ira e dolore.

Così prosegue la fiaba del Nucleo. Non narrata di draghi o sortilegi, ma segnata dall’immobilità delle due Dame, il più infido dei mostri, quello che divora i regni senza mai mostrarsi.

 

il Coordinamento Provinciale USB VVF Roma