DICHIARAZIONE DELLO STATO DI AGITAZIONE NAZIONALE USB VVF

Nazionale -

 

Al Ministro dell’Interno

Prefetto Matteo PIANTEDOSI

 

Al Sottosegretario all’Interno con delega ai Vigili del Fuoco

On. Emanuele PRISCO

 

Al Capo Dipartimento dei Vigili del Fuoco del Soccorso Pubblico e Difesa Civile

Prefetto Attilio VISCONTI

 

tramite: Ufficio I – Gabinetto del Capo Dipartimento

Vice-Prefetto Angelina TRITTO

 

Al Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco

 

All’Ufficio Relazioni Sindacali

Vice-Prefetto Floriana LABBATE

 

 

OGGETTO: PROCLAMAZIONE DELLO STATO DI AGITAZIONE NAZIONALE DI CATEGORIA. VOLONTÀ DI PROMUOVERE LO SCIOPERO NAZIONALE DELLA CATEGORIA DEI VIGILI DEL FUOCO. RICHIESTA DI ATTIVAZIONE DEL TAVOLO DI CONCILIAZIONE AI SENSI DELLA LEGGE 146/90 E DELLA LEGGE 83/00 E S.M.I.

 

La scrivente Unione Sindacale di Base Vigili del Fuoco – Coordinamento Nazionale, preso atto del perdurare delle gravi criticità relative alla fornitura, all’approvvigionamento, all’attagliamento, alla distribuzione e alla sostituzione dei dispositivi di protezione individuale e delle dotazioni destinate al personale operativo, proclama lo stato di agitazione nazionale della categoria.

La decisione consegue a una situazione più volte denunciata da USB, rispetto alla quale l’Amministrazione non ha fornito risposte risolutive, limitandosi a rappresentare sommariamente lo stato delle problematiche. Il loro perdurare evidenzia ormai una criticità di carattere strutturale e l’inadeguatezza del sistema con cui l’Amministrazione verifica, approvvigiona, assegna e sostituisce le dotazioni necessarie allo svolgimento del soccorso tecnico urgente.

In merito alle polo ignifughe, USB ha già segnalato rigidità del tessuto, deterioramento, lacerazioni a contatto con acqua e traspirazione corporea e rilascio di colorante, chiedendo verifiche sulla conformità e sulla sicurezza dei materiali. A ciò si è aggiunta una gestione disomogenea sul territorio nazionale, con procedure e modalità di verifica differenti tra Regioni e Comandi.

Ad oggi il ritiro delle polo difettose non sempre è accompagnato dalla disponibilità di una dotazione sostitutiva adeguata e, in alcuni casi, i capi vengono sostituiti con polo appartenenti agli stessi lotti interessati dalle anomalie. La documentazione acquisita evidenzia, inoltre, l’impossibilità di distinguere preventivamente i capi difettosi da quelli non difettosi, con particolare criticità per il personale neoassunto al quale risultano assegnate esclusivamente polo interessate dalle problematiche segnalate. Ne deriva il concreto rischio di una progressiva riduzione delle dotazioni individuali fino a renderle insufficienti per il regolare svolgimento del servizio.

USB ritiene pertanto indispensabile garantire la contestuale sostituzione di ogni capo ritirato con altro integro e idoneo, assicurando adeguate scorte presso i Comandi.

Qualora le ordinarie modalità di approvvigionamento non consentano di rispondere all’urgenza, l’Amministrazione dovrà ricorrere a forme eccezionali di approvvigionamento e, ove ne ricorrano i presupposti, anche a procedure di somma urgenza. Si chiede inoltre di conoscere la consistenza effettiva delle scorte, i tempi di rifornimento e le misure previste per garantire continuità nelle dotazioni.

Analoghe criticità sono state riscontrate anche sulla sotto-combinazione ignifuga di recente assegnazione, che, una volta bagnata, presenta un significativo rilascio di colorante e, in alcuni casi, lacerazioni del tessuto senza particolari sollecitazioni, verificatesi anche durante l’attività lavorativa. Una circostanza che estende ulteriormente le problematiche già evidenziate sulle polo e impone specifiche verifiche sulla qualità, resistenza e sicurezza dei materiali impiegati.

Diverse segnalazioni riguardano le calzature di sicurezza recentemente assegnate in alcuni Comandi, risultate particolarmente scomode e associate, secondo quanto riferito dal personale, alla comparsa di vesciche e disturbi plantari, oltre a sollevare perplessità circa la loro adeguatezza rispetto ai rischi prevalenti presenti nelle sedi di servizio. A fronte di tali rilievi, l’Amministrazione avrebbe ricondotto la questione a una fornitura di carattere regionale, escludendo responsabilità rispetto all’acquisto a livello centrale. Una risposta che USB ritiene inaccettabile: la natura territoriale della procedura di acquisto non può sottrarre l’Amministrazione alla necessità di garantire a tutto il personale del Corpo dotazioni idonee, adeguate ai rischi e pienamente compatibili con le condizioni di impiego.

Restano inoltre aperte le problematiche relative agli elmi Sicor EVO, il percorso di sperimentazione e validazione degli elmi Dräger assegnati al personale proveniente dal 102° Corso e la fornitura e sostituzione delle calzature AIB, per le quali sono stati segnalati tempi di attesa che, in alcuni casi, arriverebbero a sfiorare l’anno.

Anche il sistema TRACK, che non consente di mantenere adeguate scorte di riserva nei magazzini e determina tempi di approvvigionamento incompatibili con le esigenze operative. Un DPI deteriorato, non correttamente utilizzabile o semplicemente non disponibile costituisce un problema diretto per la sicurezza del Lavoratore.

Altra questione riguarda l’inadeguatezza del sistema di attagliamento per il personale femminile. La corretta vestibilità degli indumenti tecnici e dei DPI incide sulla libertà di movimento e sulla loro funzionalità durante le operazioni di soccorso. È pertanto necessario garantire taglie e conformazioni adeguate anche al personale femminile.

Specifiche carenze interessano anche le dotazioni per il personale impiegato nel soccorso ordinario in ambiente montano. Le particolari condizioni operative richiedono vestiario, calzature e dispositivi adeguati agli scenari nei quali il personale è chiamato a operare. USB chiede una ricognizione delle esigenze e l’individuazione di dotazioni specifiche, uniformemente disponibili sul territorio.

Emergono poi segnalazioni in merito alla fornitura a singhiozzo delle uniformi per il personale del Ruolo Tecnico Professionale che ancora non hanno ricevuto le forniture previste.

Particolare attenzione deve essere posta, infine, sulla salubrità dei DPI e degli indumenti tecnici. USB ha già sollevato il problema della presenza e del rilascio di sostanze potenzialmente nocive, soprattutto in condizioni di elevata temperatura, intensa sudorazione e prolungato contatto con la pelle.

Alla luce delle vertenze promosse da USB e degli studi scientifici di rilevanza nazionale e internazionale riguardanti le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS), si chiede di conoscere quali misure l’Amministrazione abbia già intrapreso e quali intenda adottare per procedere all’eliminazione dei PFAS, dai DPI e dagli indumenti tecnici in dotazione al personale, individuando materiali alternativi in grado di garantire le necessarie prestazioni protettive.
Dovranno inoltre essere approfonditi i rischi connessi all’assorbimento cutaneo e alla possibile inalazione di tali sostanze in condizioni di esposizione alle elevate temperature, rendendo noti gli accertamenti effettuati, le certificazioni disponibili e le iniziative previste nell’ambito delle future forniture.
Non meno rilevante è il tema della decontaminazione del personale e dei DPI al termine degli interventi di soccorso ove vi sia stata esposizione a fumi, sostanze tossiche, cancerogene o comunque pericolose, deve essere prevista e concretamente attuata una specifica procedura di decontaminazione post-intervento.
È inammissibile che un Lavoratore, dopo una potenziale esposizione, possa essere immediatamente inviato su un altro intervento senza aver effettuato le necessarie procedure di decontaminazione, prolungando l’esposizione e favorendo la diffusione della contaminazione attraverso DPI, indumenti, mezzi e attrezzature. Una simile modalità operativa rischia di prolungare l’esposizione degli operatori e di favorire la diffusione della contaminazione attraverso DPI, indumenti, mezzi e attrezzature. USB chiede pertanto che l’Amministrazione definisca e renda obbligatoria, omogenea e concretamente applicabile su tutto il territorio nazionale una procedura di decontaminazione post-intervento, assicurando che la stessa sia supportata da adeguate attrezzature, locali, materiali e personale presso tutti i Comandi Provinciali, evitando che la sua applicazione sia subordinata alla disponibilità occasionale di mezzi o strutture.
Le criticità rappresentate, pur riguardando dotazioni e procedure differenti, riconducono a una medesima questione: l’attuale sistema di approvvigionamento, gestione e decontaminazione dei DPI non garantisce, con la necessaria tempestività, dotazioni integre, idonee, salubri e adeguate alle effettive condizioni di impiego operativo, né assicura un adeguato livello di protezione degli operatori al termine dell’intervento anche per ciò che attiene ai requisiti di sicurezza previsti dal punto di vista normativo.

Non è infatti sufficiente garantire l’efficienza dei DPI durante l’emergenza: la tutela del Vigile del Fuoco deve proseguire anche successivamente, impedendo che l’esposizione subita durante il soccorso si trasformi in un rischio protratto nel tempo.

Tale situazione richiama direttamente gli obblighi posti in capo al datore di lavoro dagli artt. 18, comma 1, lett. d), e 77 del D.lgs. 81/2008 in materia di adeguatezza, efficienza, manutenzione e sostituzione dei dispositivi di protezione individuale.

Per quanto sopra, la USB Vigili del Fuoco – Coordinamento Nazionale proclama lo stato di agitazione nazionale della categoria e chiede l’immediata attivazione della procedura di raffreddamento e conciliazione prevista dalla normativa vigente.

 

per il Coordinamento Nazionale USB VV.F.

Paolo CERGNAR