COLONNELLO, POSSO FARE LA PIPÌ? SOLO SE LO PREVEDE IL CONTRATTO!!!

Nazionale -

 

Lavoratori,

quanti di noi, durante lo scorrere della giornata lavorativa hanno sentito il bisogno di una tazza di caffè?
Di quanto tempo parliamo tra l’alzarci dalla postazione, percorrere i 10 passi per uscire dal nostro ufficio, un'altra cinquantina per percorrere il corridoio che ci porta al distributore automatico di bevande, 10 secondi tra inserire la chiavetta e selezionare il tipo di caffè e la quantità di zucchero, 40 secondi a che si possa prendere il bicchiere, un minuto per bere il caffè dato che scotta, indi ripercorrere il percorso sino alla nostra postazione.
Tempo complessivo con orologio alla mano?
5 minuti, 6 per voler essere generosi ma alla peggio, comunque sempre meno di 10 minuti che sono quelli al di sotto del quale una pausa di lavoro non può essere considerata tale, stando almeno a quanto disposto al punto 12 della circolare n. 8/2005 in data 3 marzo 2005 del ministero del lavoro.
Eppure, il Colonnello Munari dell’Arma dei carabinieri ha emanato una circolare, prot n. 43/2019 in data 7 gennaio 2019 qui allegata, con la quale vieta la pausa caffè al personale ex Forestale in servizio a Belluno, perché non contemplata nel CCNL. Chi mai si è soffermato a pensare se questa, anche solo al distributore automatico sito nei locali lavorativi, fosse o meno realmente consentita?
A questo punto sorge un dubbio: quante altre cose non sono contemplate nei contratti di lavoro?
La pausa pipì si può fare? E la pausa pupù? E soddisfatta la necessità fisiologica, come considerare il tempo per sciacquarsi le mani o per il bidet? Dovrà essere recuperato a fine giornata?
Siccome nessuna di queste circostanze è contemplato in nessun CCNL, allora ditelo… perché in un simile ambiente lavorativo, si suppone che il lavoratore non veda l’ora di terminare la giornata.
Perché affrontiamo in questo comunicato una tematica che riguarda del personale ex Forestale transitato nell’Arma dei carabinieri? Perché anche questo è un aspetto del Comparto sicurezza, tanto caro a molti.
Bello il comparto, ma oltre all’incompatibilità dei lavori, dei ritmi lavorativi e alla mancanza di volontà del legislatore di ampliarlo benché qualcuno professi che se si fosse in tanti a chiederlo alla fine il parlamento cederà a tale richiesta, il comparto significa anche essere alla mercé delle elucubrazioni mentali del primo ufficiale di turno, magari solo perché si è alzato con la luna storta.
La vicenda dell’accoppamento della Forestale dovrebbe venir presa ad esempio: il governo ha impiegato 16 mesi per perfezionare l’operazione, ma è sordo alle richieste dei Vigili del fuoco da oltre 20 anni… ci sarà un perché!  Eppure l’erba del vicino è sempre più verde… di un verde talmente intenso da virare al nero…  quello stesso nero che è il colore che molti indossano per piangere i tanti suicidi frequenti nel comparto… ma questo è certo che non lo prevede il contratto.

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