PENSIONI: UN PO' DI CHIAREZZA SULLE NEBBIE ATTUALI E DEL FUTURO

Proviamo a capire cosa accadrà dal 2008 per smascherare che cavalca la tigre di “equiparazioni” che già esistono con i conseguenti danni per i lavoratori VV.F.

Nazionale -

Per sfatare il falso obbiettivo da raggiungere (equiparazione pensionistica alle forze di polizia) dietro cui si nascondono quelle OO.SS. che hanno appoggiato una riforma fallimentare, e a dimostrazione che ciò che rivendicano è purtroppo già una triste realtà, vi invitiamo a leggere attentamente questo comunicato. Non passa giorno che qualcuno non si ponga la fatidica domanda: “quando potrò andare in pensione?” Se non riuscirò a raggiungere i requisiti minimi per la pensione di anzianità, fino a che età dovrò lavorare per avere quella di vecchiaia?

Allora proviamo a fare un po di chiarezza:

Per alcuni profili professionali che operano in specifici ambiti della pubblica amministrazione, la pensione di vecchiaia si consegue al compimento di un’età anagrafica più ridotta, come per il Corpo nazionale dei vigili del fuoco che, comunque, si sono visti l’età pensionabile (limite d’età) gradualmente elevata a 60 anni. Infatti siamo passati dai 57 ai 59 anni richiesti fino al 31/12/2007, per poi passare ai 60 a decorrere dal 01/01/2008. Analoga disposizione trova applicazione anche nei confronti degli appartenenti alle forze armate e ai corpi di polizia ad ordinamento civile (Polizia di Stato, Polizia Penitenziaria e Corpo forestale dello Stato) e ad ordinamento militare (carabinieri e Guardia di finanza),  i cui previgenti limiti anagrafici risultavano inferiori a 60 anni.   Il requisito minimo di servizio (contribuzione) per il diritto alla pensione di vecchiaia è stato nel tempo gradualmente elevato da 15 anni a 20 anni.

Resta confermato  il previgente limite di 15 anni per:

  • i lavoratori privi di vista
  • i lavoratori che al 31-12-92 potevano già vantare 15 anni di assicurazione e di contribuzione
  • i lavoratori dipendenti che avevano maturato al 31-12-92 un'anzianità contributiva tale che, anche se incrementata dai periodi intercorrenti tra il 1-1-93 e l'età pensionabile, non consentirebbe loro di conseguire i nuovi requisiti contributivi
  • per i dipendenti già in servizio alla data del 31 dicembre 1992

Per la determinazione dell’anzianità contributiva, ai fini sia del diritto che della misura di qualsiasi trattamento di pensione, le frazioni di anno non sono più arrotondate per eccesso o per difetto. Si arrotonda soltanto la frazione di mese (16 giorni = un mese). Alla luce di quanto detto fin qui appare evidente che anche il discorso del “lavoro usurante”, che come vigili del fuoco per il momento non ci viene riconosciuto, diviene relativamente “vantaggioso” poiché i tre anni di riduzione del requisito anagrafico minimo non può prescindere da una età non inferiore a 57 anni ed un minimo di 35 anni di contributi, più le finestre d’uscita previste dalla riforma. Appare chiaro che non viene regalato niente a nessuno, visto che praticamente si applicheranno i requisiti che erano previsti fino al 31/12/2007 per ottenere una “normale” pensione di anzianità. L’unico fatto evidente è quello che la pensione di anzianità sarà sempre più un miraggio per la stragrande maggioranza dei lavoratori, a cui si aggiunge la vergognosa riduzioni dei “coefficienti di calcolo” che determineranno pensioni  da fame per futuro. La RdB\CUB ha sempre denunciato che i sindacati confederali, Confindustria e i vari governi che si sono succeduti si apprestavano a demolire lo stato sociale, non garantendo più alle future genanerazioni (e non solo a quelle) una pensione sicura e dignitosa; eppure milioni di lavoratori continuano a sostenere quei stessi sindacati concertativi che stanno portando gli Italiani e l’Italia alla rovina.

 

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