LA USB NON FIRMA L'ACCORDO SUI CRITERI DI MOBILITÀ

Roma -

Lavoratori,

abbiamo ritenuto di non firmare tale protocollo in ragione della sua sola natura giuridica legata al regolamento di servizio (e di conseguenza alle Legge 252), in quanto il tutto è sinonimo di un’appartenenza ad un sistema legislativo da noi rifiutato a priori.

Abbiamo, comunque, contribuito all’abbattimento di molti stereotipi culturali “tradizionali” che limitano le condizioni di veduta attuali in funzione del rispetto delle scelte individuali di ogni lavoratore riguardo la propria sfera privata. Anche se molto ancora c’è da lavorare in merito.

E ci riferiamo al giusto riconoscimento di quei nuclei familiari che hanno fatto una scelta di vita alternativa al matrimonio. Ai tanti lavoratori che hanno scelto di convivere con la stessa dignità di chi ha fatto la scelta di sposarsi. Crediamo quindi giusto garantire a queste famiglie che subiscono un’arretratezza legislativa che riguarda le famiglie di fatto, una pari dignità; come sindacato noi abbiamo l'obbligo di stimolare un processo all'interno dell'amministrazione finalizzato a riconoscere uguali tutele e uguali diritti.

Riteniamo tale protocollo d’intesa, comunque, migliorativo rispetto alle norme d’indirizzo delineate nel precedente accordo del ’97, da noi non firmato in quanto sperequativo e non in linea con le realtà sociali del tempo e in previsione di un futuro segnato da cambiamenti normativi inevitabili.

L’impegno che abbiamo profuso nella valorizzazione di condizioni attuali in linea con il nuovo rispetto del diritto internazionale di famiglia recepite ultimamente anche dalla nostra legislazione vigente, che pone lo spostamento dell’asse del diritto d’attenzione nucleare, dalla figura coniugale “tradizionale” alla prole destinataria (libera ormai da condizioni antiche che lo etichettavano in base naturale, legittima, riconosciuta, ecc); che è divenuta di fatto il centro dell’universo nucleare della famiglia “moderno/allargata”, fuoriuscendo da canoni obsoleti e inadeguati d’attribuzione di numeri che non identificano nulla di reale.  

Un’attenzione comunque maggiore l’abbiamo espressa verso il “vedovo” che assistendo la prole era, prima di adesso, discriminato da un criterio che determinava un punteggio penalizzante.   

Quindi benché i limiti imposti dal DL. 217 abbiamo cercato di introdurre un nuovo concetto più reale di valorizzare e garantire il lavoratore che, costretto dal sistema all’allontanamento, tenta di rientrare a casa. Abbiamo anche considerato, in piena ottica “senza frontiera” di garantire un pari trattamento anche alle famiglie che vivono in zone di confine ribadendo il concetto della non obbligatorietà della residenza sul posto di lavoro, garantendo loro il punteggio di residenza.

Abbiamo comunque mantenuto principi chiave che da sempre ci hanno accompagnato nel nostro cammino lavorativo come superiorità del corso originario di appartenenza e relativo ordine in ruolo. Poco chiari nell'accordo!!!

E ci siamo battuti per la determina dell’anzianità di brevetto, in quanto predominante sull'anzianità di ruolo assoluta. Oltre che la ri-determina sia dei lavoratori SATI che ISPETTORI sia per ciò che riguarda l'anzianità pregressa che la nascente, concorsuale, non più penalizzata nell'arco di tempo.

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