LA PC RAFFORZA LA PROPRIA IDENTITA' ... (E NON SOLO)
Con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 5 agosto 2025, recante «Adozione degli emblemi rappresentativi del Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Servizio Nazionale della Protezione Civile», pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 220 del 22 settembre 2025, sono stati definiti l’emblema e i loghi del Dipartimento e del Servizio Nazionale, stabilendone forme, caratteristiche e ambiti d’uso. In attuazione di tale decreto, la Protezione Civile ha emanato un proprio regolamento al fine di dare seguito a quanto disposto dal DPR: “Regolamento d’uso dei segni distintivi del Dipartimento della Protezione Civile e del Servizio Nazionale della Protezione Civile”
Questa operazione in realtà non è un semplice restyling in termini semiologici ma vuole rafforzare sempre di più la presenza sul territorio uniformando le migliaia di associazioni di volontariato che gravitano attorno alla sua orbita, allargando quanto più possibile gli ambiti di competenza legati al soccorso e all’assistenza.
In questo tumultuoso divenire i Vigili del Fuoco che, ricordiamo, sono la "componente fondamentale della protezione civile" ai sensi della L. 225/92 - ribadito con forza dal d.lgs n°1 del 2 gennaio 2018 – inseguono invece identità ti stampo militare, che nulla hanno a che fare con la misson del Corpo stesso ed il concetto di Protezione Civile. Un arretramento culturale in antitesi con le traiettorie di sviluppo di tutto il sistema di protezione civile europeo e mondiale.
Un moderno sistema di soccorso, integrato e multidisciplinare, non può prescindere da una piena collaborazione tra la componente altamente tecnica e professionale come il CNVVF e le oltre 4.000 associazioni iscritte nei registri della Protezione Civile. Un sistema questo che deve essere gestito, almeno nelle prime fasi del soccorso, da professionisti altamente specializzati, obiettivo a cui devono tendere i vigili del fuoco. Non è certo quello di diventare un’improbabile forza di polizia o, peggio ancora, una rievocazione di qualche ardito reparto dell’esercito.
Nell’auspicio di una piena integrazione del Corpo nel sistema di protezione civile, parrebbe logico che il logo del “Servizio Nazionale di Protezione Civile” fosse applicato anche alla divisa dei Vigili del Fuoco, anziché inventare inutili gradi o alamari di “antica memoria”. Partendo da una semplice simbologia si permetterebbe al Corpo di riposizionarsi su quella che è la ver
Identità, di ciò che facciamo realmente tutti i giorni, ovvero, un corpo civile dello Stato deputato al soccorso pubblico, non certo un surrogato malfatto con finalità di repressione e pubblica sicurezza.
Mentre la Protezione Civile si struttura e assume sempre più rilevanza in tutti gli scenari incidentali che contano noi, tra un colpo di badile e una tirata di naspo, restiamo a guardare sognando di diventare una brutta copia della Polizia…
Per il Consiglio Nazionale USB VVF
Salvatore Sanfilippo