LA CRISI NON E' FINITA, ANZI……..

Nazionale -

La crisi nonostante deboli segni di ripresa industriale sta ancora mordendo pesantemente, secondo accreditati analisti economici infatti, l’apice non è stato ancora raggiunto, i prossimi 4/5 anni potrebbero essere i peggiori. Potremmo considerare questa, come una crisi di sistema. Un sistema che ha visto arricchire gli speculatori in borsa e impoverire la classe media, composta soprattutto da lavoratori dipendenti.

Quando si è deciso a livello mondiale di intervenire sugli effetti della crisi, si è preferito aiutare le banche (con 2000 miliardi di dollari) più che fare un piano strutturale di aiuto ai lavoratori, si è dunque riproposto un vecchio modello che ha favorito di nuovo la speculazione in borsa e non ha risolto i problemi del lavoro. Oggi si investe sulla rendita finanziaria e non sul capitale lavoro. L’aggravarsi della crisi greca può determinare un effetto domino devastante, coinvolgendo altri Paesi, come il Portogallo, l’Irlanda, la Spagna e soprattutto l’Italia. La tenuta dell’Euro quindi è tutt’altro che scontata. Le agenzie di rating ci hanno messo sotto la lente di ingrandimento e prospettano un declassamento del nostro Paese con nefaste conseguenze sulla ripresa economica e sul debito pubblico. Non si vedono all’orizzonte piani strutturali o riforme che pongano le basi per una vera ripresa, anzi la classe dirigente italiana ha perso gli ultimi mesi di lavoro sul “bunga bunga” del Presidente del Consiglio, senza pensare ad un piano di riforme necessarie per il Paese. L’unica soluzione, sembra essere sempre la stessa, la oramai fantomatica riforma fiscale, oltretutto oggi inattuabile con il debito pubblico che ha raggiunto il 117% del PIL, 1890 miliardi di euro, in area euro il più alto.

Secondo i quotidiani, l’intenzione del Governo è quella di rivedere le aliquote IRPEF riducendole a 3 scaglioni (20 – 30 – 40 %) negando in questo modo il principio: che un sistema è equo se progressivo. Come al solito ne siamo certi si favorirà i redditi superiori! (scudo fiscale docet). Non si parla di riforme che finalmente limitino l’evasione e la corruzione, si fa solo demagogia, propaganda politica, lo dimostra la Corte dei Conti, che ha stimato in 60 miliardi l’anno i costi della corruzione e in oltre 120 miliardi l’anno, quelli legati all’evasione fiscale, senza contare quanto incide l’elusione fiscale, altro cancro del sistema.

Noi come dipendenti pubblici siamo già stati colpiti da provvedimenti come il passaggio da TFS a TFR, dall’ allungamento della durata dei contratti nazionali e dal rinvio dell’età pensionabile. Provvedimenti questi che ci hanno notevolmente danneggiato ed impoverito.

Oramai le buste paga non riescono più a seguire il costo della vita, ogni giorno il nostro potere d’acquisto si erode, basti pensare ai recenti aumenti: la benzina più 11%, il gasolio più 15%, gli alimenti più 2.5% , questi aumenti si riferiscono solo ad aprile – maggio, se andiamo indietro di soli 6 – 12 mesi i dati degli aumenti sono spaventosi.

Il problema che non si vede una inversione di tendenza, perché in questo Paese l’antitrust non funziona, perché le famose liberalizzazioni sono state fatte nell’ottica di garantire benefici a pochi, che hanno poi costituito degli oligopoli. In alcuni casi addirittura si sono socializzate le perdite e privatizzato i profitti (Alitalia). Tutto questo nel silenzio della maggior parte dei media.

Non ci dimentichiamo, infatti, che siamo al 72° posto sulla libertà di stampa (dati freedom house), ci siamo piazzati tra l’isola di Tonga e la Bulgaria.

Altro fattore destabilizzante è il progressivo spostamento della produzione industriale verso Paesi che permettono lo sfruttamento della manodopera a costi bassissimi, chiaramente questo ha determinato, nel nostro Paese, una ricaduta negativa sia in termini occupazionali, che in termini di salario, che in termini di diminuzione dei nostri diritti.

Oggi in Italia la disoccupazione è al 8.7% , tra i giovani di età compresa tra 15 – 24 anni sale al 24.7 %, il caso FIAT ci ha dimostrato quale potente arma di ricatto hanno in mano gli industriali che laconicamente ti invitano ad accettare riduzioni di diritto, salario, in cambio di lavoro, sotto la minaccia di trasferire altrove la produzione. In questo sconfortante quadro i sindacati maggiori (CGIL, CISL, UIL) non hanno saputo reagire, peggio hanno assecondato il sistema, delegittimando tutto il movimento sindacale.

I lavoratori oggi si sentono sperduti, avvertono la fragilità del sistema, non credono più nella capacità della classe dirigente del Paese e non credono più nella forza del sindacato. I confederati mantengono la loro forza soprattutto in virtù delle tessere dei pensionati, gli stessi che negano la possibilità di un patto generazionale, i benefici acquisiti non si toccano, i giovani si arrangino. Così nel silenzio assoluto si è permessa la vergognosa legge Dini sulla riforma delle pensioni e le vergognose modifiche aggiuntive di Sacconi.

Una gerontocrazia governa di fatto questo Paese,  senza più idee e alla mercé di evasori,  corruttori e poteri forti (banche, P4). Ora l’ UE ci chiede una manovra finanziaria da 40 miliardi di euro per il 2012, le lame della forbice in mano a Tremonti sono ben affilate. I danni dei tagli già effettuati si sono ben visti su Sanità, Scuola, Sicurezza, Stato Sociale, in generale su tutti i servizi al cittadino. Per noi Vigili del Fuoco i tagli hanno toccato il 35% delle risorse. Il Governo ha attuato tagli lineari che non hanno avuto il fine di migliorare i servizi evitando gli sprechi, anzi si è permesso per un calcolo politico, inutile peraltro, di spostare i referendum dopo le amministrative, con un costo per i contribuenti di decine di milioni di euro, si è inoltre finanziato una inutile guerra in Libia che in questi tre mesi di conflitto ci è già costata centinaia di milioni di euro, senza contare che stiamo mantenendo migliaia di soldati in Kosovo, Libano e Afganistan (almeno 1 miliardo e mezzo anno, i costi).

Non possiamo quindi continuare a credere alla balla che i soldi non ci sono, i soldi ci sono per alcuni, per quei “paperoni” furbi ed arraffoni che nell’ultimo anno si sono moltiplicati, più 4.5%.

In questo quadro generale sconfortante i lavoratori tartassati, tassati, sono messi uno contro l’altro, gli statali additati come “fancazzisti” e privilegiati, i precari oramai la maggior parte del Paese, si sentono deboli, mal rappresentati, offesi da ministri gretti e meschini, nani nell’intelligenza più che nella corporatura.

Questo solo uno dei fattori che ha determinato nel tempo la perdita di appartenenza ad un qualcosa, ad un ceto, ad una classe: quella operaia. Mentre il lavoratore si interroga sulla propria identità, il Governo si arrovella su come tenere insieme i cocci, non del Paese, ma dei privilegi della loro classe, quella dirigente, questi si che hanno il senso di appartenenza e lo rivendicano con successo.

I “grandi” sindacati vivacchiano anche loro, con una emorragia continua di tessere e una mancanza di idee assoluta. Il diritto in questo Paese è ogni giorno oltraggiato, come oltraggiati sono i diritti dei lavoratori, l’indifferenza generale è allarmante, la rassegnazione a volte insopportabile.

L’IO a prevalso sul NOI, determinando una diminuzione di potere contrattuale, anche nel nostro stesso ambiente di lavoro, si sente sempre più spesso il lavoratore minacciare di rivolgersi al legale per risolvere i problemi con l’Amministrazione, esautorando il sindacato. Non è solo la riforma che ci ha tagliato i diritti, ma siamo noi stessi che ci siamo castrati, assecondando le logiche perverse di questa dirigenza.

Bisogna tutti impegnarci  per aumentare il nostro potere contrattuale, convogliando le nostre forze su una idea un progetto, quell’idea, quel progetto noi della USB, crediamo di averla.

Abbiamo inoltre, come USB evidenziato spesso, i paradossi, gli sprechi, le menzogne dell’amministrazione, i privilegi dei nostri dirigenti.

Abbiamo evidenziato le nostre differenze con gli altri sindacati e non permettiamo, dunque facili sintesi, che ci vogliono come gli altri o il richiamano ad una superficiale unita sindacale, che è di fatto impossibile, perché gli altri sindacati nonostante a parole sparino sul comparto, lo hanno voluto e lo vogliono.

Tutti i sindacati tranne il nostro, hanno promosso a pieni voti i prefetti, salvo ora tirarsi indietro per la questione disastrosa dei passaggi di qualifica.

Noi della USB abbiamo un’idea diversa del Corpo Nazionale, è l’idea di un Corpo svincolato da questo comparto dell’in-sicurezza, dove ci sono obblighi e pochi soldi.

Noi della USB crediamo in un Corpo che organizza e coordina un moderno sistema di soccorso e Protezione Civile che convogli le enormi risorse economiche oggi disperse tra decine di enti e centinaia di associazioni di volontariato.