IO SO’ IO E VOI NUN SIETE UN CAZZO! …disse il capo Dipartimento

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Citando Giuseppe Gioachino Belli e il celebre Marchese del Grillo, non possiamo che raccontare quanto accaduto sabato scorso, perché certe scene sembrano uscite da una commedia grottesca, se non fosse che sono drammaticamente reali.

Sabato scorso il Capo Dipartimento dei Vigili del Fuoco è andato su tutte le furie. La colpa? Qualcuno aveva parcheggiato in uno dei suoi stalli “riservati” nell’autorimessa del Comando di Roma. Due posti auto coperti, in pieno centro storico, a servizio di un alloggio di oltre 200 metri quadrati occupato a spese della collettività e dell’Amministrazione. Non uno, ma due spazi sottratti impunemente al personale che in quella sede lavora ogni giorno tra turni massacranti e carenze strutturali, sanza godere di appannaggi e salamelecchi.

Per quel parcheggio occupato si è scatenata una sceneggiata indegna: toni sopra le righe, richiami plateali, pretese di scuse formali. Nel mirino, il medico incaricato del Comando di Roma: un professionista stimato, con un curriculum di assoluto rispetto, che svolge il proprio servizio con serietà e dedizione, nonostante conviva con una condizione di disabilità evidente e riconosciuta.

Ed è qui che la vicenda diventa inaccettabile perché non è la prima volta che accade!

Non si tratta di paternalismo, ma di misura istituzionale. Non è tollerabile che chi rappresenta lo Stato reagisca con aggressività e sproporzione verso un Lavoratore, tanto più quando quel Lavoratore opera con dignità nonostante una fragilità oggettiva. Il ruolo apicale ed istituzionale impone equilibrio, sobrietà, senso delle proporzioni. Non arroganza. E invece assistiamo alla solita liturgia del privilegio: spazi intoccabili, pretese indiscutibili, potere esercitato senza autocontrollo. Proprio come nella celebre battuta del Marchese: “Io so’ io…”.

Ma qui non siamo in una commedia. Siamo in un’Amministrazione dello Stato. E un Prefetto che alza la voce, minaccia e umilia un professionista per un posto auto non può far finta che nulla sia accaduto. Non può continuare serenamente a godere di alloggio di servizio e doppio posto auto nel cuore della Capitale, pagati dai Lavoratori e dai Cittadini.

 

LE SCUSE NON SONO UN’OPZIONE, SONO UN DOVERE. IL PREFETTO CHIEDA IMMEDIATAMENTE SCUSA AL LAVORATORE COINVOLTO E AL PERSONALE DEL COMANDO. SE INTENDE DAVVERO TUTELARE IL PRESTIGIO DELL’ISTITUZIONE, COMPIA UN ATTO CONSEGUENTE: RINUNCI ALL’ALLOGGIO DI SERVIZIO E AI PARCHEGGI IMPROPRIAMENTE RISERVATI. IL RISPETTO NON SI IMPONE. SI DIMOSTRA!