Intervista a Tonino sulla situazione del Corpo nazionale

Pubblichiamo l'intervista del 2 agosto fatta a Tonino da parte del quotidiano Liberazione

 

 

Roma -

Mezzi fermi in officina e personale ridotto al lumicino:

parla Antonio Jiritano, coordinatore della Rdb

«I pompieri italiani non ce la fanno proprio più»

di Andrea Milluzzi

Antonio Jiritano è uno dei due coordinatori nazionali della Rdb del corpo dei vigili del fuoco, impegnata da mesi nella protesta per la mancanza dei finanziamenti statali che ha gettato il corpo in una situazione di emergenza.

I vostri compiti sono molteplici. Non vi limitate a spegnere incendi, vero?

No, la casistica delle richieste è amplissima. Si va dai cittadini rimasti chiusi fuori dalle abitazioni o che non riescono a far scendere il gatto dall'albero, fino ad arrivare agli incendi di edifici e di zone boschive. Determinante è anche la nostra opera di prevenzione e monitoraggio, specialmente nelle zone industriali. E se pensiamo che in una città entriamo in azione circa 10 volte al giorno e che solo per aprire una porta di una casa vengono impiegate 4 persone, si capisce subito quanto la scarsezza di uomini e mezzi possa condizionare il nostro lavoro.

Perché, in quale stato si trova il corpo dei vigili del fuoco?

Faccio alcuni esempi: un comando ha 20 unità, ma 5 sono in riposo per recuperare il lavoro straordinario e altre 5 sono in ferie. In caso di incendio ci troviamo a dover operare con una macchina e 10 persone. Se nel giro di 5 minuti domiamo le fiamme, bene; altrimenti devono intervenire i pompieri del comando più vicino. O ancora: dei 150 mezzi dell'ultima fornitura il 60% giace in officina in attesa dei soldi per le riparazioni. E non possiamo assumere altro personale perché la finanziaria ci ha bloccato le mani, anche se siamo la metà di quanto prevede la normativa europea, cioè un pompiere ogni 1000 abitanti. Adesso siamo impegnati a dare man forte ai colleghi francesi con gli incendi in Costa Azzurra ma, ferma restando la solidarietà ai pompieri d'oltralpe, come posso essere efficiente se devo recarmi là dopo un turno di 12 ore e un viaggio di altre 5, oltretutto via terra, visto che l'elicottero si può alzare solo per le emergenze? Questa situazione va avanti da un anno; alle nostre lamentele il governo ha sempre risposto consigliando di adottare il "fai da te". Ma noi non facciamo volontariato, noi dobbiamo garantire sicurezza ai cittadini. Invece di fare una politica di prevenzione fanno una politica del rattoppo, capace solo di calcolare i danni e di piangere le vittime a posteriori. Abbiamo dovuto ricorrere alle convenzioni con le regioni, ma poche hanno i mezzi sufficienti a supportarci. E agli altri cittadini cosa diciamo?

In verità un intervento statale c'è stato: la naja obbligatoria per chi vuol entrare nel corpo. E' una beffa?

No, è molto di più: è il tentativo di tapparci la bocca. Noi siamo sempre stati il braccio operativo dei cittadini e mai uno strumento del palazzo. Adesso questa militarizzazione è la risposta alla nostra "esuberanza": saremo al servizio del Parlamento, di quello che loro chiamano l'ordine costituito, in cambio del cospicuo aumento di 30 euro nelle buste paga. Con tanti saluti ai diritti personali e sindacali. La loro meta è il volontariato, dove chi aderisce viene pagato ad intervento: ottimo sistema per far triplicare gli incendi, come succede in Calabria. Altro che risparmio. Qua non si mangia e non si respira più. Va tutto a morire.

 

 

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