IL GRANDE CIRCO DEL COMANDO DI ROMA

Ennesimo numero da circo da parte della dirigenza. Le 24 ore le fanno solo alcuni a seconda dell'umore del momento

Roma -

IL GRANDE CIRCO DEL COMANDO DI ROMA

Tre anni di repliche. Cambiano i numeri, non cambia lo spettacolo.

 Come in ogni circo che si rispetti, anche al Circo del Comando di Roma non manca proprio nessuno: pagliacci, clown, funamboli, domatori, trapezisti e giocolieri. E poi, naturalmente, bibbitari, bruscolinari e stacca-biglietti. Ce n'è per tutti i gusti!

Mancano soltanto alcune cose che, evidentemente, da queste parti interessano poco: regole certe, competenze definite, responsabilità chiare e un'organizzazione degna di questo nome. Sotto il grande tendone romano la regola sembra essere diventata una sola: chi si alza per primo si veste e fa quello che gli salta in mente. E lo spettacolo continua.

L'ultimissimo numero è quello dell'incendio dei rifiuti interrati. Entrano in scena i Pompieri, ma questa volta manichette e lance non bastano: servono gli escavatori. E allora entrano in pista anche gli escavatoristi.

MA ATTENZIONE: LORO NON SONO GLI ARTISTI DI QUESTO CIRCO. SONO QUELLI CHE IL CIRCO LO SUBISCONO.

Lavoratori chiamati a svolgere il proprio compito, messi in mezzo a decisioni organizzative che cambiano durante lo stesso spettacolo e costretti, loro malgrado, a diventare protagonisti dell'ennesimo numero inventato da altri. Scavano, movimentano il terreno e collaborano alle operazioni necessarie per raggiungere e spegnere i focolai. Poi, quando il numero è ancora in corso, arriva lui: il Capo del Circo, che osserva la scena e decide che gli escavatoristi devono tornare a casa perché, restando, avrebbero lavorato troppo. SIPARIO!

Una sensibilità quasi commovente verso la fatica dei Lavoratori. Peccato che, sotto questo tendone, il problema non sembri essere quanto si lavora, ma chi viene autorizzato a lavorare di più e chi no.Perché i doppi turni, al Circo del Comando di Roma, non sono sempre troppo pesanti. Dipende. Per alcuni sì, per altri no. Alcuni possono farli, altri devono andare a casa. E a stabilire chi resta in pista e chi deve togliersi il costume sembra essere, ancora una volta, la discrezione del Capo del Circo.

Signore e signori, ecco quindi il nuovo numero della stagione: il doppio turno a discrezione!

Un esercizio di equilibrismo organizzativo nel quale la tutela del Lavoratore appare e scompare a seconda delle circostanze. Strano, perché fino a oggi al Capo del Circo, insieme ai clown e ai pagliacci che gli girano attorno, sembravano interessare assai meno i turni massacranti, le ore accumulate, i continui richiami e le carenze di personale affrontate da chi, ogni giorno, deve comunque tenere in piedi il baraccone.

Perché al circo del comando di roma la coerenza è un numero che non è mai entrato stabilmente in cartellone.

Si improvvisa, si cambia scena, si spostano uomini e mezzi da un tendone all'altro. Quello che ieri era indispensabile oggi diventa inutile, ciò che oggi viene vietato domani può essere autorizzato e quello che per qualcuno rappresenta un carico di lavoro eccessivo per qualcun altro diventa improvvisamente sostenibile. Dipende da chi entra in pista. E, soprattutto, da chi decide.

In tutto questo gli escavatoristi, come tanti altri Lavoratori del Comando, non hanno nulla da ridere. Non sono loro i pagliacci di questo circo. Sono Lavoratori che meritano regole certe, organizzazione e rispetto, anziché essere utilizzati come comparse in uno spettacolo scritto e diretto da altri. I pagliacci e i clown, semmai, bisogna cercarli altrove.

Sono ormai tre anni che assistiamo allo stesso spettacolo: annunci, disposizioni, retromarce, interpretazioni e continue improvvisazioni. Cambiano le scenografie, cambiano i numeri e cambiano le comparse, ma lo spettacolo rimane sempre lo stesso. E sono sempre i Vigili del Fuoco e i Lavoratori a dover rimediare, con professionalità e capacità di adattamento, alle improvvisazioni di chi dirige lo spettacolo.

Il problema è che il Comando dei Vigili del Fuoco di Roma non è un circo. Il soccorso tecnico urgente non può essere organizzato secondo l'estro del momento e la tutela dei Lavoratori non può essere esercitata a corrente alternata.

Perché prima o poi il numero può non riuscire e qualcuno potrebbe farsi male.

Quando le luci si spengono e finiscono gli applausi, rimangono i Lavoratori. E rimangono soprattutto le responsabilità di chi questo circo lo dirige.

IL BIGLIETTO PER ASSISTERE ALLO SPETTACOLO, PURTOPPO, CONTINUANO A PAGARLO I LAVORATORI.

 

il Coordinamento Provinciale USB VVF Roma