“IL GRANDE CAOS”
Al Comando VVF di Vicenza il comandante dirige… ma cosa?
Mezzi che mancano, uffici allo stremo, lavori fermi e un'organizzazione che sembra affidata alla buona volontà dei lavoratori
Al Comando dei Vigili del Fuoco di Vicenza sembra ormai di assistere a una pellicola tragicomica: “Il grande caos”, dove il protagonista è un'organizzazione che non c'è e la domanda che accompagna ogni scena è sempre la stessa: chi dovrebbe dirigere questo Comando?
USB Vigili del Fuoco da tempo segnala al comandante numerose criticità che riguardano direttamente il soccorso e la sicurezza di lavoratori e cittadini. Microcalamità, ricerca di persone scomparse e definizione delle competenze territoriali dei distaccamenti volontari sono questioni sulle quali USB ha chiesto semplicemente una cosa: organizzazione. In particolare, abbiamo evidenziato come la formazione obbligatoria del personale volontario non consenta di considerare automaticamente i distaccamenti come squadre autonome da impiegare in solitaria se non per interventi minori. Servono regole chiare, competenze definite e una programmazione preventiva. Ma evidentemente anche programmare è diventata un'attività facoltativa.
Il problema è che USB segnala, il comandante prende atto e, troppo spesso, i problemi rimangono esattamente dove erano.
La situazione diventa ancora più surreale quando si parla della nuova sala operativa provinciale. I lavori accumulano ritardi e viene spontaneo chiedersi che fine abbia fatto la ditta risultata aggiudicataria dell'appalto. USB non afferma che l'impresa sia letteralmente “sparita”, ma è certamente legittimo domandarsi quale sia lo stato dell'appalto, quali siano le ragioni dei ritardi e soprattutto quali iniziative abbia assunto il comandante per pretendere risposte e sbloccare la situazione. Una sala operativa provinciale non è un'opera ornamentale: è una struttura strategica per il soccorso.
Sul fronte amministrativo non va meglio. Ad esempio l'Ufficio Prevenzione Incendi è composto da appena tre unità RTP, chiamate a fronteggiare una mole di lavoro enorme in un territorio con un numero elevato di attività soggette ai controlli dei Vigili del Fuoco. Tre persone e una montagna di pratiche: forse il comandante sta aspettando che il quarto dipendente arrivi per miracolo e se arriva lo inserisce in un settore senza nessuna valutazione organizzativa.
E mentre gli uffici arrancano, in questi giorni il Comando è anche senza autoscala, dovendo fare affidamento sui Comandi limitrofi. Un'autoscala non è un optional e il soccorso non può essere organizzato con la filosofia del “se serve, la prendiamo dagli altri”. Ogni spostamento da un Comando vicino significa potenzialmente ulteriori minuti di attesa, e nel soccorso tecnico urgente quei minuti possono essere determinanti per la vita delle persone. Meno male che la Direzione Interregionale Veneto sta cercando da subito una sostituzione!!
A tutto questo si aggiunge la mancata applicazione di adeguate procedure di decontaminazione del personale dopo gli interventi, una carenza che USB riconduce anche a una gestione organizzativa evidentemente insufficiente. Dopo un incendio non finisce tutto quando si spegne l'ultima fiamma. Ma se le procedure per proteggere i lavoratori non vengono organizzate e applicate correttamente, qualcuno dovrà pur assumersene la responsabilità.
Ed è proprio qui che emerge il problema principale. Sempre più spesso l'impressione è che il Comando venga mandato avanti scaricando sui capi turno e sui lavoratori il peso delle carenze organizzative. Ma il capo turno organizza e gestisce i servizi di soccorso nell'ambito delle proprie competenze operative; non può essere trasformato nel sostituto della dirigenza. Non può decidere gli organici, risolvere le carenze strutturali dei mezzi, gestire gli appalti, riorganizzare gli uffici o definire autonomamente l'organizzazione generale del Comando.
La professionalità dei Vigili del Fuoco riesce quotidianamente a tenere in piedi il sistema, ma la buona volontà dei lavoratori non può diventare il modello gestionale di un Comando provinciale.
A questo punto USB non può più limitarsi a chiedere cosa non funzioni. La domanda deve essere rivolta direttamente al comandante: perché, nonostante le problematiche siano state segnalate anche dai singoli colleghi, non vengono adottate soluzioni concrete?
Perché un comandante dovrebbe essere colui che programma, decide, organizza e interviene sulle criticità, non colui che aspetta che siano i lavoratori a trovare quotidianamente una soluzione.
Se mancano mezzi, gli uffici sono sotto organico, i lavori della sala operativa sono in ritardo, le procedure di decontaminazione non vengono adeguatamente applicate e l'organizzazione del soccorso viene continuamente affidata alla capacità di adattamento del personale, allora non siamo più davanti a singole disfunzioni.
Siamo davanti a un problema di gestione.
E la responsabilità della gestione di un Comando non può essere attribuita ai Vigili del Fuoco che ogni giorno fanno il proprio dovere.
USB ritiene quindi necessario che il comandante si assuma fino in fondo le proprie responsabilità, spiegando al personale cosa intenda fare per risolvere le criticità ormai evidenti e soprattutto quando intenda farlo.
Perché dirigere un Comando significa assumersi responsabilità, prendere decisioni e organizzare il servizio. Se invece tutto viene lasciato alla capacità di arrangiarsi di chi sta sotto, la domanda sorge spontanea:
QUANDO UN COMANDANTE NON RIESCE A RISOLVERE I PROBLEMI CHE GLI VENGONO SEGNALATI, IL PROBLEMA NON È PIÙ SOLO L'ORGANIZZAZIONE: È LA SUA GESTIONE.
USB continuerà a vigilare e denunciare pubblicamente ogni situazione che metta a rischio la sicurezza dei Vigili del Fuoco e la tempestività del soccorso alla cittadinanza.
Perché i Vigili del Fuoco possono essere chiamati a spegnere gli incendi.
Ma non possono essere costretti anche a spegnere ogni giorno gli incendi provocati dalla cattiva organizzazione.
USB Vigili del Fuoco Veneto