IL FALLIMENTO DEL RIORDINO DEL SOCCORSO

ECCO COSA SUCCEDE QUANDO SI FANNO I TAGLI ALLA CIECA SENZA RIFLETTERE SULLE CONSEGUENZE

Nazionale -

Lavoratori,

quotidianamente siamo alle prese con gli effetti sciagurati del riordino, che creano nel territorio danni continui. Grandi e piccoli centri sono ormai alla mercede delle scelte fatte da chi, governo e sindacati, non vede al bene comune ma si concentra soltanto sul risparmio di spesa. Ed ecco che Napoli, Montefiascone, Tarquinia, Padova, Genova, Massa Carrara diventano loro malgrado il simbolo di un fallimento totale. Questo processo di smantellamento non è iniziato oggi ma è in questo anno che ha prodotto gli effetti più tangibili.

Dal maggio del 2012 quello che prima era una lenta, ma inesorabile, politica di smantellamento del soccorso tecnico urgente subisce una seria accelerazione che porterà l’amministrazione e i sindacati “firmaioli” alla stesura di un protocollo d’intesa, il famigerato riordino, che supererà tutte le aspettative fino a quel tempo ipotizzate (al ribasso, naturalmente). Si eliminano i precari chiudendo le porte all’assunzione di quelle forze necessarie quotidianamente al soccorso; si modificano i vari aspetti di presenza sul territorio con la nascita dei presidi o peggio ancora dei “posti di vigilanza”; si ridisegna, in pratica, la presenza del corpo nazionale sul territorio non in base ad una “strategia d’intervento” ma in riferimento ad un risparmio di spesa. Nasce così il concetto di produttività del soccorso.

Gli effetti: a Montefiascone brucia il quarto piano di un intero stabile, sono stati coinvolti otto appartamenti; a Padova in un incidente in cui era coinvolto un camion l’autista è rimasto incastrato per circa un’ora; a Tarquinia in un incendio palazzina ci si presentata dopo tempo con una autoscala; a Napoli in un incendio la macchina del soccorso è arrivata con un ritardo di oltre un’ora; a Genova durante l’alluvione i ritardi sono capitolati con il conteggio anche di vittime; a Massa Carrara durante l’emergenza maltempo si sono registrati ritardi dagli effetti catastrofici. Quindi il filo conduttore di tutti questi eventi è l’errore determinato dalla politica che ha permesso il riordino del corpo nazionale a scapito della salvaguardia di tutto il Paese.

La soluzione urgente che USB propone è di ripartire da questi eventi per gettare le basi per un dialogo costruttivo con la politica affinché si possa dimostrare che tagliare sul soccorso equivale a rendere sempre meno sicuri i territori… la salvaguardia del nostro patrimonio è un dovere di tutti non un motivo di risparmio.

Dobbiamo tenere a mente che questi casi estremi, citati in questo comunicato, sono solo alcuni a fronte di una quotidianità fatta di continui “rattoppi”. Il soccorso attualmente è retto dai sacrifici dei lavoratori e non dal funzionamento del sistema… da quei lavoratori che sono ancora privi di assicurazione sugli infortuni, malgrado il mestiere rischioso, e vittime di una serie di attacchi al salario che li vede sempre più soccombenti in nome della produttività (chi è in infortunio, ricordiamo, riceve come “premio” la sottrazione di parte dello stipendio).

Adesso è tempo di dire basta a questa politica del “taglione” (non si può risparmiare sul soccorso). Adesso bisogna investire sul corpo nazionale attraverso un processo che riformi tutto il mondo del soccorso e della protezione civile. Adesso è tempo di assunzioni e contratti.


BASTA RIORDINO VOLUTO DAI FIRMAIOLI

A GENNAIO SCIOPERO NAZIONALE DELLA CATEGORIA