I nostri precari.

Colleghi/e, dall'introduzione del salto turno anche per il personale Discontinuo turnista, è in atto una assurda polemica strisciante che non fa altro che logorare noi stessi contribuendo ad acuire quella assurda e becera lotta tra poveri che vede tutti contro tutti in competizione per accaparrarsi quanti più giorni di servizio possibili. Vista la ridondanza della questione è bene chiarire alcuni aspetti: Nel giugno scorso confrontando le ore previste dal CCNL e quelle effettivamente rese io ed altri collegi ci siamo accorti che su ogni foglio richiamo da 20gg. vi era una eccedenza rispetto al monte ore previsto dalla contrattazione nazionale vigente di ben 12 ore. A fronte di questo surplus di ore, non seguiva però una eguale commisurazione in busta paga sotto nessuna forma nè ordinaria nè straordinaria. In altri termini ci trovavamo in una situazione per cui ad ogni richiamo lasciavamo all'amministrazione circa 90 euro ad ogni foglio firma, che moltiplicati per otto richiami (160gg.) assommavano a ben 720 euro annue di ore lavorate e mai corrisposte sotto nessuna forma, nemmeno quella del recupero ore. Questo soldi insieme alle altre voci mancanti come il TFR, la vacanza contrattuale, le ferie maturate e non godute, le indennità di turno corrisposte in minor misura e il mancato pagamento degli arretrati per il rinnov del CCNL, ammontano ad una considerevole cifra che sarà per ciascuno di noi tanto più grande quanto maggiori sono sia i giorni di servizio resi sia gli anni di servizio. Segnalavo quindi l'anomalia all'ufficio Discontinui, il quale rispondeva che era già a conoscenza della situazione e che si stavano adoperando per risolvere la questione. Ora tutti voi sapete perchè l'avete vissuto sulla vostra pelle come si è di fatto risolto il problema, con l'introduzione imposta dall'alto del salto turno (nove turni anzichè dieci) e della riduzione da 40 a 20 gg. come massimo consecutivo consentito, benchè la nostra proposta fosse quella di continuare la turnazione di 40gg. accorpando il salto turno del primo fogio da 20gg. sul secondo effettuando un vero e proprio salto così come avviene per i vigili permanenti. Come sapete negli ultimi anni il Governo Berlusconi attraverso la manovra finanziaria ha deciso che anche chi già paga con la precarietà di lavoro e di vita le conseguenze di una crisi globale, dovesse comunque partecipare al risanamento delle finanze statali, da quest'anno infatti il fondo per i richiami del personale Discontinuo è stato decurtato del 50%, questo insieme all'immissione non concertata e non giustificata da un reale aumento dei carichi lavorativi ha di fatto reso più complicato arrivare al monte dei 160gg. Vi segnalo per completezza, che il Comando di Roma prima della nostra segnalazione era in Italia, uno dei pochissimi Comandi inadempienti nel rispetto dell'orario lavorativo sancito dal CCNL e molti di voi che hanno avuto esperienze in altri Comandi lo sapete meglio di me. Detto questo non nego che l'atteggiamento di alcuni di voi e addirittura di qualche sindacalista mi ha lasciato del tutto esterrefatto. Ai sindacalisti chiedo: A cosa serve avere un contratto che regolamenta un rapporto di lavoro se poi di fatto esso non viene (o non dovrebbe) essere rispettato? Mentre da voi Colleghi, vorrei sapere se avete cambiato le aspettative che riponete nel CNVVF, perchè se non le avete cambiate e come me aspirate a vestire questa divisa da Vigile permanente, allora proprio non capisco. Da ormai sei anni mi trovo impegnato in prima linea nella lotta per l'affermazione dei diritti e per abbattere la precarietà. Nonostante dure opposizioni e periodi storici per nulla favorevoli siamo insieme riusciti a conseguire alcuni brillanti risultati, il riconoscimento della precarietà attraverso la stabilizzazione del 2007 (prima eravamo considerati dei meri volontari), la distribuzione erga omnes dei tesserini identificativi e delle tessere di libera circolazione, le vittorie con le cause del TFR e contro la precarietà (collegato lavoro) l'armadietto (ancora non per tutti), un sistema di condizionamento caldo/freddo, un nuovo materasso. Battaglie mai egoistiche, intraprese per migliorare le condizioni di lavoro e di vita di tutti, conquiste alle quali ne ha beneficiato tutta l'intera categoria dei Discontinui per chi si è battuto e per chi no.  Così come le altre anche la battaglia per il rispetto dell'orario di lavoro, va in questa direzione. Non so quanti di voi conoscono e hanno letto i lavori del premio Nobel per l'economia Joseph Stigliz, egli asserisce che la lotta alla precarietà si fa anche e sopratutto facendo sì che il lavoratore precario costi di più, questo sia per compensare il maggior rischio lavorativo che il precario sussume su di sè, sia per disincentivare l'amministrazione a richiamare precari piuttosto che assumere permanenti. Sta di fatto che finchè noi precari costeremo meno, l'amministrazione farà incetta di precari a dismisura creando così come sta già facendo quell'enorme esercito di manodopera di riserva che serve ad aumentare la competizione al ribasso sui diritti sui salari e sulle tutele dei lavoratori, tenerli divisi e in lotta tra loro e quindi meglio controllabili meglio gestibili e sindacalmente ininfluenti.  Di seguito uno stralcio della ricetta dell'economista premio Nobel J.Stigliz sulla precarietà tratto dal libro "Schiavi Moderni" scaricabile online gratuitamente. 
 

Caro Beppe, dall’Italia mi giungono notizie allarmanti: la legge sul primo impiego viene ritirata in Francia dopo poche settimane di mobilitazione studentesca e da voi la legge 30 resiste senza opponenti dopo anni. Permettimi allora una breve riflessione. Nessuna opportunità è più importante dell’opportunità di avere un lavoro. Politiche volte all’aumento della flessibilità del lavoro, un tema che ha dominato il dibattito economico negli ultimi anni, hanno spesso portato a livelli salariali più bassi e ad una minore sicurezza dell’impiego. Tuttavia, esse non hanno mantenuto la promessa di garantire una crescita più alta e più bassi tassi di disoccupazione. Infatti, tali politiche hanno spesso conseguenze perverse sulla performance dell’economia, ad esempio una minor domanda di beni, sia a causa di più bassi livelli di reddito e maggiore incertezza, sia a causa di un aumento dell’indebitamento delle famiglie. Una più bassa domanda aggregata a sua volta si tramuta in più bassi livelli occupazionali. Qualsiasi programma mirante alla crescita con giustizia sociale deve iniziare con un impegno mirante al pieno impiego delle risorse esistenti, e in particolare della risorsa più importante dell’Italia: la sua gente. Sebbene negli ultimi 75 anni, la scienza economica ci abbia detto come gestire meglio l’economia, in modo che le risorse fossero utilizzate appieno, e che le recessioni fossero meno frequenti e profonde, molte delle politiche realizzate non sono state all’altezza di tali aspirazioni. L’Italia necessita di migliori politiche volte a sostenere la domanda aggregata; ma ha anche bisogno di politiche strutturali che vadano oltre  e non facciano esclusivo affidamento sulla flessibilità del lavoro. Queste ultime includono interventi sui programmi di sviluppo dell’istruzione e della conoscenza, e azioni dirette a facilitare la mobilità dei lavoratori. Condivido l’idea per cui le rigidità che ostacolano la crescita di un’economia debbano essere ridotte. Tuttavia ritengo anche che ogni riforma che comporti un aumento dell’insicurezza dei lavoratori debba essere accompagnata da un aumento delle misure di protezione sociale. Senza queste la flessibilità si traduce in precarietà. Tali misure sono ovviamente costose. La legislazione non può prevedere che la flessibilità del lavorosi accompagni a salari più bassi; paradossalmente, maggiore la probabilità di essere licenziati, minori i salari, quando dovrebbe essere l’opposto. Perfino l’economia liberista insegna che se proprio volete comprare un bond ad alto rischio (tipo quelli argentini o Parmalat, ad alto rischio di trasformazione in carta straccia), vi devono pagare interessi molto alti. I salari pagati ai lavoratori flessibili devono esser più alti e non più bassi, proprio perché più alta è la loro probabilità di licenziamento. In Italia un precario ha una probabilità di esser licenziato nove volte maggiore di un lavoratore regolare, una probabilità di trovare un nuovo impiego, dopo la fine del contratto, cinque volte minore e fino al 40% dei lavoratori precari è  laureato. Ma se li mettete a servire patatine fritte o nei call-center, perché spendere tanto per istruirli? Grazie per l’ospitalità. Joseph Stiglitz