Decreti Attuativi: piccolissimi margini di modifiche

Un ritorno al passato: i nostri padri hanno lottato contro le vessazioni e le gerarchie,ora ripropongono quello che le stesse organizzazioni sinda

Roma -

Lavoratori,

il trabocchetto tirato alla categoria dall'amministrazione e dai sostenitori della legge delega al governo per la trasformazione del rapporto di lavoro da privato a pubblico, sta centrando tutti gli obiettivi che questi si erano prefissati.

Non è un caso che le bozze dei decreti attuativi siano state volutamente emanate il 22 novembre scorso, giorno successivo al risultato delle elezioni RSU. Infatti, produrre la documentazione prima della data delle elezioni avrebbe probabilmente causato un crollo dei consensi per quelle OO.SS. sostenitrici della legge.

Oggi, grazie ai voti ottenuti, che per una buona parte del personale sono frutto di un vero e proprio tranello, sia l'amministrazione che i soliti accoliti pensano di fare la voce grossa senza tener conto del malumore che aleggia in categoria.

Nella prima riunione indetta dal Dipartimento, oltre alla posizione espressa chiaramente sulle bozze dall'amministrazione, è stata chiara la volontà di una parte del tavolo di voler discutere le modifiche da apportare sullo stesso documento consegnato, così da ridurre il più possibile i tempi di attuazione.

Chiaro anche il messaggio che l'amministrazione ha voluto dare in relazione ai margini di modifica del documento: in questa e nelle future convocazioni non sarà più possibile appellarsi alla contrattazione; l'amministrazione pertanto si limiterà a SENTIRE le OO.SS. maggiormente rappresentative prendendo atto delle proprie espressioni riservandosi la piena autonomia decisionale.

Inaccettabile per la RdB-Cub l'attacco voluto dal governo nei confronti della categoria che, lo ricordiamo per i più scettici, nel 1972 ha rivendicato con le lotte e con gli scioperi la volontà di uscire dal comparto pubblicistico perché stanca di essere soggetta a ritorsioni e vessazioni messe in atto dall'amministrazione.

Per questi motivi la RdB-Cub, ha nuovamente ribadito all'amministrazione di non aver alcuna intenzione di discutere dei decreti attuativi consegnati, semmai di essere disponibile a discutere un documento nuovo, frutto di un dialogo ugualitario con le parti sociali che non contenga al suo interno alcun riferimento di indirizzo gerarchico, perché sinonimo di restrizione dei diritti nonché di appiattimento delle carriere.

Se il Corpo nazionale dovrà necessariamente avere un nuovo ordinamento professionale, questo dovrà scaturire da una discussione attenta e capillare, così da permettere all'amministrazione di sorpassare definitivamente quelli che oggi risultano essere paletti e regole che non consentono alla categoria di crescere in maniera verticale nelle diverse qualifiche ed assicurare la giusta valorizzazione della professionalità acquisita.

Nei prossimi giorni la RdB-Cub presenterà una propria proposta con l'obiettivo di migliorare e garantire un ordinamento professionale snello che non faccia alcun tipo di riferimento ad una superficiale meritocrazia e che si avvicini il più possibile alle esigenze della categoria.

Inoltre, proprio per consentire una maggiore partecipazione, saranno avviate in tutto il territorio una seria di riunioni con il personale al fine ultimo di arrivare ad un ordinamento largamente condiviso e partecipato.

La discussione riprenderà il 1 febbraio p.v. Nelle more è stato chiesto al capo dipartimento di aprire immediatamente un tavolo per le attività ordinare previste dall'attuale contratto di lavoro ormai ferme da troppo tempo.

La categoria deve rivendicare il secondo biennio economico scaduto ormai da 12 mesi, l'utilizzo del fondo unico, i passaggi di qualifica nonché la definitiva applicazione dell'articolo 18 (particolari inidoneità), la formazione e tutti gli argomenti che interessano i lavoratori compresa la mobilità.