CIAO MARCO

Nazionale -

Ciao Marco,  giovane vita spezzata dall'arroganza di chi non sa nulla di come vive un Discontinuo.

Marco se ne è andato nel silenzio, lo stesso nel quale lo avevano lasciato chi si serviva della sua prestazione lavorativa, per poi disinteressarsi nel momento in cui è stato colto dalla disperazione, di chi non avendo prospettive davanti a sé si lascia andare.

L’attaccamento alla vita che la giovane età porta con sé, non ha impedito il tragico gesto; sta proprio forse nell'impossibilità economica di sostentare se stesso e di conseguenza la propria famiglia la causa di tutto?

Probabilmente anche in quel senso di inadeguatezza che solo chi vive precariamente può capire, chi va avanti giorno dopo giorno schiacciato dalle incombenze economiche che un lavoro “discontinuo” sempre più ridotto all'osso non è più in grado di fronteggiare.

Marco amava il suo lavoro, ma se ne è dovuto separare, proprio a causa della morsa che si è stretta sui richiami a causa dei continui tagli, della frustrazione nel tornare a fare un lavoro qualunque diverso da quello che sognava, sommato alla negazione di ogni speranza di un futuro che potesse conciliare il suo lavoro di pompiere con la sostenibilità economica. Ciò, ha spezzato le ali al nostro collega.

Marco non ce l'ha fatta, ma Marco siamo noi tutti, Marco sono le decine di migliaia di colleghi che ogni giorno vivono quel senso di inadeguatezza e sconfortante dolore nel vedersi negati i sogni seppur così in giovane età.

La morte del giovane collega, deve necessariamente stimolare una riflessione, Marco si è ucciso o è stato ucciso? Le tante angherie e le privazioni quotidiane di ogni benché minimo diritto, che subiscono i discontinui, quanto hanno pesato nella mente di Marco? Quella negazione dello status di precario, quel disconoscimento di una condizione lavorativa che continuamente ci viene rinfacciata: ”Precari? Quali precari? Chi sono i precari”?

La negazione del rapporto d'impiego nata per stroncare le cause intentate nei tribunali, così come le continue pressioni che stanno generando sentenze politiche sulle cause per il TFR, e ancora, i ritardi nel corrispondere le retribuzioni, la negazione di ogni diritto, la vessazione quotidiana dal pieno riconoscimento del CCNL, fino ai DPI, alla formazione, ai tesserini, alla trasparenza nei richiami, agli armadietti, la negazione più elementare al diritto costituzionale al lavoro. Non è forse tutto questo un istigazione al suicidio?

Quanto questo abbia pesato nella mente di Marco, e l'abbia spinto al gesto, non possiamo saperlo, perché i suoi pensieri le sue emozioni, i suoi sentimenti se ne sono andati con lui. Ma siccome Marco, siamo noi, egli è solo uno dei tanti, e saremo proprio noi ad urlare a questo ciarpame di burocrati e politicanti, che tutto questo non va bene, che siamo stufi, e che ci riprenderemo le nostre vite ed il nostro futuro che ci state negando, che non ci arrenderemo finché anche l'ultimo collega verrà assunto, perché Marco non è morto ma continuerà a vivere nella mente e nelle gambe delle decine di migliaia di noi, che come lui ambiscono a un posto di lavoro, e che quando marceremo finalmente uniti, voi avrete già perso.


Pubblichiamo di seguito l'appello di solidarietà che i colleghi hanno rivolto per sostenere anche economicamente la famiglia:

Carissimi Soci, Colleghi e Persone di buona volontà che nei giorni scorsi avete seguito con umanità, sensibilità e affetto la morte del nostro amico e collega. Noi, dell'Associazione Vigili del Fuoco di Pordenone, della quale Marco Poletti faceva parte ed era uno dei soci fondatori, abbiamo deciso di aiutare la compagna Giovanna e Giorgia, la piccina che Marco con la sua tragica dipartita ha lasciato. Per questo, qui di seguito forniamo l'IBAN del CCP dell'Associazione presso Poste italiane. 

IBAN: IT59L 07601 12500 001006582736
BIC: BPPIITRRXXX 

Intestato all’Associazione Vigili del Fuoco Pordenone

Indicare come Causale “Per Marco”