CACCIA GROSSA AL DIPENDENTE FANNULLONE !!

scambio di doni tra governo e sindacati; in mezzo i lavoratori che da anni portano avanti la pubblica amministrazione

 

 

 

 

 

 

 

Roma -

Lavoratori,

non avevamo dubbi prima, ma ora abbiamo certezze più tangibili, rispetto a come i sindacati di Stato la pensano e valutano i lavoratori pubblici.

L’ultima uscita in ordine di tempo e del “compagno” Epifani che detta le linee guida al governo individuando come problema centrale la “riforma della Pubblica Amministrazione “ e ritenendo indispensabile “una maggiore mobilità dei dipendenti pubblici” (vedi allegato).

Si esaurisce l’idea del posto fisso, poiché è sostituito dal concetto di mobilità che ne smantella i principi giuridici e sociali. Dopo aver scardinato la pubblica amministrazione con privatizzazioni esternalizzazioni di interi settori, oggi il “compagno di governo”, esordisce con la necessità di applicare le norme privatistiche, in cui la mobilità diviene una necessità e allo stesso tempo anticamera del licenziamento per chi non l’ accetta!

Il progetto di ristrutturazione della P.A. è partito modulando una sorta di accanimento contro il lavoratore pubblico c.d. fannullone ed ora continua con la caccia ad un modello di P.A. che non pone al centro il cittadino, la qualità del servizio come diritto universale da garantire, ma crea un nuovo modello di PA gestito come una agenzia che deve dare risposte ai privati, alle imprese e al profitto.

Una logica che ormai da un ventennio pervade la P.A. la quale viene depauperata delle sue funzioni, dei suoi bilanci e degli organici allo scopo di creare i presupposti di un nuovo schema organizzativo, atto a finanziare la politica con i sodi dei dipendenti e non a far funzionare quel po’ di pubblico che è rimasto. Forse una tra le tante verità sta nel fatto che in questi anni hanno invaso la P.A. di precari e demandato i servizi pubblici ad aziende private con metodi clientelari.

Stessa cosa accade per la mobilità dei pubblici dipendenti, e senza nemmeno analizzare i dati dello stesso governo Epifani dichiara che in tutti i comparti l’organico è decresciuto e non c’è volontà di coprire nemmeno il turn-over. A questo punto c’è da rilevare una contraddizione oppure il problema così come ci viene posto sottende, come dichiarato prima, un nuovo progetto per la riorganizzazione della P.A. Si perché se tutti i settori pubblici soffrono del problema della carenza di organico si rileva un non senso rispetto l’idea di mobilità che rappresenta Epifani. Il progetto generale, quello dei “compagni di governo”, riguarda probabilmente il fatto che si sono accordati per ridurre, come sancito in finanziaria, più di 50 uffici territoriali e preparano le basi per la transumanza del personale e successivo licenziamento.

Come RdB-CUB vogliamo rappresentare che un eventuale ragionamento di riforma della P.A. non può essere avulso da una riflessione complessiva, che parta dalla stabilizzazione dei precari i quali fino ad oggi hanno permesso il funzionamento della Pubblica Amministrazione.

Il segretario della cgil va oltre e sconfina in un terreno da sempre considerato off limit, sia per i partiti oggi al governo sia per le loro centrali sindacali, che vediamo oggi compatti e proiettati a colpire i lavoratori progettando un futuro di controllo sulla loro produttività, come se la produttività si potesse misurare in funzione degli interventi di soccorso che uno effettua, o per gli interventi che vengono svolti nella sanità.

Saranno forse i dirigenti, i futuri controllori previsti nel progetto di riforma? Per capire che non sono loro che possono decidere, la vita e la morte dei lavoratori verificando chi lavora e chi no (sulla base di un mandato di piena autonomia decisionale per cui fare pulizia a loro piacimento), basterebbe valutare le responsabilità storiche che questi hanno e osservare le nomine effettuate dietro indicazioni dei sindacati.

Non crediamo sia un’ uscita estemporanea dopo il cenone di fine anno, che ha portato il capo del sindacato dei “compagni” ad affermazioni cosi diffamatorie e calunniose nei riguardi dei lavoratori pubblici, ne tanto meno crediamo sia il costo del lavoro troppo elevato la ragione di porsi come paladino del governo in carica. In effetti basterebbe ricordargli che nel calcolo del costo ci sono le tanto lodate “missioni di pace”. Pensiamo piuttosto ad uno scambio di regali di fine anno tra amici, e tra i pacchi regalo c’è la gestione dei fondi del TFR e poi del TFS dei lavoratori.

Con questi chiari di luna si apre l’attività sindacale dei sindacati di Stato, che sempre più simili ad agenzie di brocheraggio gestiscono i lavoratori, deportandoli da un posto all’altro, e per chi non accetta si santifica il licenziamento. L’importante è che non siano di intralcio al governo per le modifiche che si vogliono apportare alla pubblica amministrazione.

 

 

 

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