AUDIZIONE DELLE RAPPRESENTANZE SINDACALI CON 1° COMMISSIONE AFFARI ISTITUZIONALI, FINANZE E PARTECIPATE PRESSO IL COMUNE DI VICENZA
Signori rappresentanti dell’Amministrazione comunale, ringraziamo per la disponibilità a questo incontro, che riteniamo un’importante occasione di confronto sulle condizioni in cui operano i Vigili del Fuoco nel territorio vicentino.
Come Unione Sindacale di Base Vigili del Fuoco, intendiamo portare alla vostra attenzione le numerose criticità denunciate attraverso richieste formali, incontri sindacali, comunicati e iniziative pubbliche. Non siamo qui per limitarci a un elenco di problematiche, ma per rappresentare una situazione che, a nostro giudizio, richiede interventi concreti e non più rinviabili.
La sicurezza dei Vigili del Fuoco e l’efficienza del soccorso pubblico non sono questioni esclusivamente interne al Corpo nazionale: riguardano direttamente la sicurezza dei cittadini e dell’intera comunità.
Il Comando provinciale di Vicenza comprende la sede centrale, cinque distaccamenti permanenti — Arzignano, Asiago, Bassano del Grappa, Lonigo e Schio — due distaccamenti volontari, Thiene e Recoaro Terme, oltre al nucleo sommozzatori. Una struttura così articolata richiede un’organizzazione chiara, un coordinamento efficace e una precisa definizione delle competenze operative.
Vicenza non può essere considerata, nella valutazione delle esigenze operative e nell’assegnazione delle risorse, un Comando di media-bassa complessità. Il territorio provinciale presenta una concentrazione e una varietà di attività produttive, industriali, artigianali e logistiche, comprese attività e stabilimenti soggetti alla normativa sul rischio di incidente rilevante. A questo si aggiungono importanti infrastrutture autostradali e viarie, flussi di traffico pesante, insediamenti urbani e aree montane: scenari che possono richiedere interventi complessi, specialistici e contemporanei.
Classificare il Comando sulla base di parametri meramente numerici, senza considerare l’effettiva esposizione ai rischi del territorio, significa sottovalutare il fabbisogno di organico, mezzi, attrezzature, autoprotezione, formazione e capacità di decontaminazione. Chiediamo pertanto che l’Amministrazione Comunale si faccia portavoce sulla specificità di Vicenza e che sia riconosciuta nella programmazione e nella distribuzione delle risorse, affinché il dispositivo di soccorso sia proporzionato ai rischi reali e non a una classificazione astratta.
USB ha ripetutamente chiesto al Comando procedure trasparenti, criteri organizzativi definiti e un confronto sindacale effettivo sul relativo regolamento. Nel luglio 2025 il Comando ha risposto richiamando l’attività di un gruppo di lavoro costituito nell’ottobre 2024 e una consultazione già effettuata.
Riteniamo che il confronto non possa esaurirsi con il semplice richiamo ad attività precedentemente svolte e maldestramente applicate. È necessario verificare concretamente come vengano applicate le procedure, con quali criteri sia disposto organizzato il soccorso , come siano utilizzate le risorse disponibili e chi assicuri il coordinamento con gli enti locali.
La gestione delle emergenze non può essere affidata a interpretazioni occasionali o a decisioni prive di criteri organizzativi chiaramente individuati. Servono responsabilità definite, procedure conosciute da tutti e strumenti adeguati alle esigenze del territorio.
Uno dei temi più gravi riguarda la possibile esposizione dei Vigili del Fuoco alle sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche (PFAS), questione particolarmente rilevante per il territorio vicentino.
USB affronta questa problematica da anni: già dal 2017 ha richiamato l’attenzione alla Regione sui rischi di esposizione nelle aree contaminate del Veneto; nel 2024 ha partecipato al confronto con Greenpeace, ISDE Medici per l’ambiente, Università di Padova e con tutte le associazioni e comitati di cittadini che si occupano del tema PFAS; nel 2025 ha intensificato le iniziative per ottenere controlli, analisi dei dispositivi di protezione individuale, verifiche sugli schiumogeni e percorsi di biomonitoraggio.
Per Vicenza è particolarmente significativa la nota della Direzione Centrale per la Salute n. 5772 del 3 luglio 2025, con cui veniva richiesto al Comando di attivare campionamenti per verificare la presenza di PFAS nell’acqua e nell’aria delle sedi centrali e periferiche, richiamando le rilevazioni ARPAV relative a Trissino, Montecchio Maggiore, Creazzo, Vicenza, Sarego e Lonigo.
Il 13 gennaio 2026 USB ha denunciato che, secondo le informazioni allora disponibili al sindacato, i campionamenti richiesti non risultavano ancora effettuati. Riteniamo estremamente grave che i lavoratori debbano sollecitare ripetutamente verifiche finalizzate alla tutela della propria salute.
Non affermiamo che tutte le sedi siano contaminate, affermiamo però che l’assenza di verifiche non equivale all’assenza di rischio. La prevenzione deve fondarsi su dati scientifici, controlli effettivi, trasparenza dei risultati e misure concrete.
Abbiamo chiesto un piano organico con campionamenti iniziali e periodici di acqua e aria, eventuali verifiche su superfici e attrezzature, valutazione delle possibili fonti di esposizione nei DPI e negli schiumogeni, aggiornamento delle valutazioni dei rischi, procedure di decontaminazione, corretta gestione degli indumenti.
Abbiamo chiesto inoltre sorveglianza sanitaria specifica, definita dai medici competenti e dalle autorità sanitarie, e programmi di biomonitoraggio, con informazione, riservatezza e follow-up appropriato. La tutela deve considerare personale operativo, amministrativo potenzialmente esposto, volontari e, per gli aspetti di competenza, personale in quiescenza.
Il Comune non può sostituirsi al datore di lavoro o alle autorità sanitarie, ma può esercitare un ruolo attivo di raccordo con Comando, Dipartimento, Regione, ULSS e ARPAV. Chi protegge quotidianamente i cittadini ha diritto a risposte chiare e verificabili sulla propria salute.
Nell’aprile 2026 USB ha proposto di valutare un percorso formativo specifico, accompagnato da attrezzature e dispositivi adeguati, per il soccorso e la ricerca di persone in ambiente montano. La provincia di Vicenza presenta scenari urbani, industriali e montani che richiedono competenze aggiornate, procedure condivise e strumenti coerenti con i rischi reali.
La formazione non può essere sacrificata per compensare difficoltà organizzative o carenze di personale. Abbiamo inoltre contestato modalità di impiego dei Vigili del Fuoco in contesti collegati a manifestazioni di protesta. Con una nota dell’8 luglio 2025, ma anche negli anni passati il coordinamento USB Veneto ha richiamato la necessità di rispettare le competenze istituzionali del Corpo.
I Vigili del Fuoco devono essere impiegati per le funzioni di soccorso tecnico urgente e non possono essere trasformati, direttamente o indirettamente, in strumenti destinati a svolgere compiti propri dell’ordine pubblico.
Un ulteriore tema che intendiamo sottoporre all’attenzione dell’Amministrazione comunale riguarda la gestione dei distaccamenti volontari di Thiene e Recoaro Terme e l’attribuzione dei compiti nell’ambito del dispositivo provinciale di soccorso. Si tratta di una questione già richiamata nelle iniziative sindacali di USB.
Il contributo del personale volontario è importante per la presenza territoriale , ma non può diventare il presupposto per compensare stabilmente carenze di organico, automezzi o organizzazione delle sedi permanenti. L’integrazione tra personale permanente e volontario deve avvenire nel rispetto dei rispettivi ruoli, delle competenze, della formazione e delle condizioni effettive di disponibilità operativa.
Per questi motivi USB Vigili del Fuoco ha più volte evidenziato la necessità di definire con chiarezza le modalità organizzative, le competenze, le responsabilità e i criteri di impiego del personale volontario, affinché il suo contributo al dispositivo di soccorso avvenga nel pieno rispetto delle disposizioni vigenti e delle condizioni di sicurezza.
Prendiamo atto che, nel frattempo, il Comando provinciale di Vicenza ha emanato due disposizioni di servizio finalizzate a disciplinare tali aspetti. Riteniamo tuttavia che la loro emanazione non possa considerarsi sufficiente a risolvere automaticamente le criticità precedentemente segnalate. È indispensabile che il Comando mantenga un'attenta e costante verifica sulla concreta applicabilità e sulla completa attuabilità delle disposizioni emanate, valutandone la coerenza con le effettive condizioni organizzative e operative dei distaccamenti, nonché con le risorse umane e strumentali disponibili.
Particolare attenzione deve essere riservata alla formazione e all'informazione di tutto il personale interessato, sia permanente sia volontario, affinché i contenuti delle disposizioni siano pienamente conosciuti, compresi e correttamente applicati. Non è infatti sufficiente emanare procedure organizzative senza assicurarsi che il personale chiamato ad applicarle sia adeguatamente preparato e consapevole delle responsabilità e delle modalità operative previste.
USB reputa pertanto necessario che la dirigenza accompagni tali disposizioni con adeguati momenti formativi e informativi, verifiche periodiche sulla loro effettiva applicazione e, qualora emergano difficoltà o incongruenze, con i necessari interventi correttivi. La responsabilità della dirigenza non si esaurisce nell'emanazione di disposizioni di servizio, ma comprende anche il dovere di garantirne la concreta attuabilità, la corretta applicazione e la piena conoscenza da parte del personale.
Consideriamo necessario che il Comando chiarisca e metta in pratica con quali criteri siano assegnati i compiti ai distaccamenti volontari, quali procedure disciplinino l’attivazione e il coordinamento delle squadre e come siano garantite dotazioni, formazione e sicurezza. La distribuzione delle responsabilità non deve essere lasciata a prassi difformi o a scelte occasionali, soprattutto in occasione di interventi complessi, contemporanei o prolungati.
Abbiamo preteso pertanto una verifica trasparente dell’organizzazione dei distaccamenti volontari e del loro rapporto con le sedi permanenti, accompagnata da un confronto effettivo con le rappresentanze sindacali e da indicazioni operative chiare e uniformi. Valorizzare il volontariato significa metterlo nelle condizioni di operare in sicurezza, non utilizzarlo come soluzione strutturale alle carenze del sistema di soccorso.
Ai rappresentanti dell’Amministrazione Comunale chiediamo di sostenere, nelle sedi istituzionali competenti, la necessità di una copertura territoriale che assicuri un servizio omogeneo, affidabile e adeguatamente finanziato, senza contrapporre personale permanente e volontario.
A queste criticità si aggiunge la carenza di automezzi di soccorso adeguati, efficienti e prontamente disponibili, un problema che incide direttamente sulla capacità operativa del Comando provinciale e dei suoi distaccamenti. In un territorio esteso e diversificato come quello vicentino, la disponibilità dei veicoli non è un elemento secondario, ma una condizione essenziale per assicurare interventi tempestivi e sicuri.
Un parco mezzi insufficiente, soggetto a guasti o non rinnovato con la necessaria regolarità può determinare scoperture operative, difficoltà nella sostituzione dei veicoli indisponibili e un aggravio per le squadre in servizio. La situazione diventa ancora più delicata quando si verificano interventi contemporanei, emergenze diffuse o eventi che richiedono l'impiego di mezzi speciali. Non è accettabile che la continuità del soccorso dipenda dalla possibilità di reperire di volta in volta un automezzo sostitutivo.
Chiediamo ai rappresentanti dell'Amministrazione comunale di farsi portavoce, presso il Ministero dell'Interno e il Dipartimento dei Vigili del Fuoco, della necessità di assegnare al Comando di Vicenza risorse e automezzi commisurati ai rischi effettivi del territorio. La sicurezza dei cittadini e quella del personale non possono essere subordinate alla disponibilità residuale di veicoli e finanziamenti.
Un’ulteriore criticità, estremamente grave e non più rinviabile, riguarda la sicurezza individuale durante gli interventi e la possibilità di effettuare un’adeguata decontaminazione del personale e delle attrezzature al termine delle operazioni.
La carenza di risorse economiche destinate all’acquisto e al rinnovo degli autorespiratori, ad esempio, incide direttamente sulla sicurezza degli operatori e sulla capacità operativa delle squadre. Gli autorespiratori non sono una dotazione accessoria: sono indispensabili negli scenari caratterizzati dalla presenza, anche potenziale, di fumi, gas tossici, sostanze nocive e atmosfere pericolose.
La disponibilità insufficiente di questi dispositivi preclude al personale la possibilità di affrontare determinati interventi con la dovuta protezione delle vie aeree. In assenza di protezioni adeguate, il personale non deve essere esposto a scenari che richiedono obbligatoriamente l’impiego di autorespiratori. La presenza di un automezzo all’uopo dedicato ma non disponibile perché privo di di autoprotettori è la dimostrazione dell’inerzia dello staff dirigenziale a salvaguadare la salute degli operatori.
Non è accettabile che i Vigili del Fuoco debbano operare ed esporsi a un rischio con la mancanza di dispositivi indispensabili e salva vita. La scarsità di risorse non può determinare il livello di protezione della vita dei lavoratori.
A questa criticità si aggiunge l’insufficienza di risorse, attrezzature e soluzioni organizzative per garantire una decontaminazione efficace dopo gli interventi. Fumi di combustione, particolato, sostanze chimiche e altri residui nocivi possono permanere su indumenti, DPI, attrezzature e automezzi anche dopo il rientro in sede, determinando esposizioni successive e contaminazioni secondarie.
È inaccettabile che un Vigile del Fuoco, dopo un intervento potenzialmente contaminante, non possa beneficiare di un sistema organizzato ed efficace di decontaminazione. La tutela deve comprendere l’intero ciclo operativo: autoprotezione, separazione e gestione dei materiali contaminati, pulizia delle attrezzature, decontaminazione del personale e ripristino delle condizioni di sicurezza. Il problema assume ancora maggiore rilevanza alla luce delle preoccupazioni sui PFAS e sulle altre sostanze pericolose.
Sollecitiamo l’impegno da parte del Comune di farsi portavoce nella richiesta di finanziamenti specifici per l’acquisto e il rinnovo degli autorespiratori, implementazione delle dotazioni individuali, sistemi di decontaminazione accessibili, procedure uniformi e formazione dedicata.
Chiediamo alla 1° commissione comunale di rappresentare, attraverso la giunta comunale, queste esigenze al Ministero dell’Interno, al Dipartimento dei Vigili del Fuoco e agli organismi competenti. La sicurezza non può essere subordinata ai risparmi economici e la mancanza di risorse non può giustificare l’assenza di protezioni indispensabili.
Nel maggio 2026 USB ha contestato pubblicamente alcune modalità di gestione del confronto sindacale. Nei mesi di agosto e settembre sono seguite ulteriori iniziative su straordinari, disponibilità dei mezzi, organizzazione degli uffici e modalità di svolgimento del servizio.
Con il comunicato del 15 settembre 2026 abbiamo rappresentato criticità relative a mezzi, uffici, lavori nelle sedi, ricerca di persone scomparse, microcalamità e attribuzione dei compiti ai distaccamenti volontari. A nostro giudizio non si tratta di episodi isolati, ma di segnali di difficoltà organizzative che richiedono interventi strutturali.
Il personale non può continuare a compensare, con la propria disponibilità e il proprio senso di responsabilità, carenze organizzative che devono essere affrontate da chi ha il compito di dirigere e programmare il servizio. Il confronto sindacale deve essere reale, tempestivo e rispettoso delle prerogative dei lavoratori.
Riteniamo necessario affrontare anche l’adeguatezza dell’attuale gestione dirigenziale del Comando provinciale di Vicenza. Come organizzazione sindacale esprimiamo un giudizio fortemente critico sulle modalità con cui, a nostro avviso, sono state affrontate numerose problematiche organizzative e gestionali.
La criticità che USB ritiene necessario denunciare riguarda anche l'organizzazione dei servizi amministrativi del Comando provinciale di Vicenza, un settore fondamentale per il corretto funzionamento dell'intera struttura, ma che, a nostro giudizio, non riceve dalla dirigenza l'attenzione e la considerazione che meriterebbe. Emblematico è il caso dell'ufficio che coordina i servizi di prevenzione incendi, un'attività di rilevanza strategica per la sicurezza del territorio e per i rapporti con cittadini, professionisti e attività produttive, che si trova a operare con appena tre unità di personale a fronte di una mole di lavoro particolarmente elevata. Una situazione che rischia di determinare un sovraccarico insostenibile per i lavoratori, rallentamenti nelle procedure e difficoltà nel garantire risposte tempestive ed efficienti. Riteniamo che questa condizione evidenzi una grave carenza di programmazione e di capacità organizzativa, sulla quale la dirigenza deve assumersi precise responsabilità.
Viene legittimo domandarsi se la persistente sottovalutazione delle esigenze degli uffici amministrativi derivi da una scarsa conoscenza delle attività svolte oppure da un'effettiva incapacità di pianificare e distribuire adeguatamente le risorse umane disponibili. In entrambi i casi, il risultato è un'organizzazione che finisce per gravare sul personale, costretto ancora una volta a compensare con il proprio impegno quotidiano carenze che dovrebbero essere affrontate attraverso scelte gestionali concrete.
Un Comando non si governa soltanto attraverso la gestione del soccorso operativo: anche l'efficienza degli uffici amministrativi costituisce una responsabilità diretta di chi è chiamato a dirigerlo.
Un Comando che opera in un territorio complesso necessita di una direzione capace di programmare, ascoltare, prevenire i conflitti organizzativi e garantire trasparenza. A nostro giudizio, tali capacità non si sono manifestate in misura adeguata rispetto alle criticità ripetutamente segnalate.
Chi dirige un Comando deve assumersi la responsabilità delle scelte organizzative adottate e delle conseguenze che esse producono sul funzionamento del servizio. Non formuliamo accuse personali prive di riscontri: le nostre contestazioni riguardano atti, decisioni e situazioni segnalate agli uffici superiori.
Non è sufficiente rivendicare l’autorità del ruolo dirigenziale: occorre dimostrare, attraverso risultati concreti, di saper garantire un’organizzazione efficiente, condizioni di lavoro adeguate e un sistema di soccorso all’altezza delle necessità del territorio.
Siamo consapevoli che organici, mezzi, gestione del personale e organizzazione del Corpo nazionale dipendano esclusivamente dal Ministero dell’Interno e dalla relativa catena di comando. Non intendiamo attribuire al Comune di Vicenza responsabilità che non gli competono.
Riteniamo tuttavia che l’Amministrazione comunale non possa rimanere indifferente rispetto a problematiche che incidono sulla capacità di risposta del soccorso pubblico. Chiediamo alla Prima Commissione di promuovere un’interlocuzione stabile con Prefettura, Comando provinciale, Regione e autorità competenti.
Auspichiamo sostegno istituzionale per il rafforzamento degli organici compreso il settore amministrativo che parimenti sta subendo lo stesso trattamento, il rinnovo e il potenziamento degli automezzi di soccorso, una gestione trasparente e coordinata dei distaccamenti volontari, l’acquisto di autorespiratori e degli altri dispositivi di protezione, l’accesso a strumenti di decontaminazione e la tutela sanitaria del personale attraverso un’efficace prevenzione dei rischi professionali. Sul tema PFAS chiediamo che il Comune favorisca, nell’ambito delle proprie competenze, il coordinamento tra le istituzioni interessate.
Non pretendiamo dal Comune di produrre documentazione o sostituirsi alle strutture tecniche: chiediamo un impegno concreto per favorire il dialogo, rendere visibili le criticità e sostenere la ricerca di soluzioni. L’efficienza del soccorso pubblico deve essere una priorità condivisa da tutte le istituzioni.
Gentili, il quadro rappresentato non nasce da una contrapposizione pregiudiziale nei confronti dell’Amministrazione del Corpo, ma dall’esigenza di tutelare i lavoratori e garantire ai cittadini un servizio di soccorso sicuro, efficiente e adeguato.
USB continuerà a denunciare le criticità, a chiedere trasparenza e a pretendere il rispetto dei diritti e della sicurezza del personale. Non possiamo accettare che questioni riguardanti salute, autoprotezione, disponibilità degli automezzi, gestione dei distaccamenti volontari, decontaminazione e organizzazione del soccorso vengano affrontate soltanto quando diventano emergenze.
La prevenzione deve precedere il danno. La programmazione deve precedere l’emergenza. Le responsabilità devono essere esercitate, non semplicemente dichiarate.
Ci aspettiamo che questo incontro non rimanga un momento di ascolto formale, ma rappresenti l’avvio di un’interlocuzione concreta, con referenti individuati, impegni chiari e successive occasioni di verifica.
La tutela di chi presta soccorso rappresenta una condizione imprescindibile per garantire la sicurezza di chi viene soccorso. Su questo principio fondamentale, USB non è disposta ad arretrare di un solo passo.
Grazie per l’attenzione.
Per il Coordinamento USB VVF Vicenza
Enrico Marchetto
Johnny Plazzer