Alluvionati tra gli alluvionati

Nazionale -

Al Ministro dell'Interno

On.Angelino ALFANO

Al Sottosegretario di Stato all'Interno
On. Gianpiero BOCCI

 

Dipartimento dei Vigili del Fuoco del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile
Capo Dipartimento

Prefetto Alberto DI PACE
Tramite:                                                                                                           
Ufficio I - Gabinetto del Capo Dipartimento
Capo del Gabinetto del Capo Dipartimento
Viceprefetto Iolanda ROLLI

Al Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco
Vice Capo Dipartimento Vicario
Ing. Alfio PINI

All'Ufficio Garanzia dei Diritti Sindacali

                                                            al Direttore Centrale per l’Emergenza e il Soccorso Tecnico

           Ing.Pippo Sergio MISTRETTA

 

Al Direttore dell’ Emilia Romagna

Ing. Giovanni Nanni

 

Al Comandante Provinciale

Ing. Antonio La Malfa 

 

Roma 26/01/2014

Alluvionati tra gli alluvionati

Vi scriviamo per denunciare ancora una volta le condizioni di lavoro del personale operativo nelle calamità. In Emilia nei giorni scorsi una rottura dell’argine del fiume Secchia ha provocato l’alluvione di una vasta area di territorio, coinvolti migliaia di cittadini, nonostante la poca attenzione dei media, la calamità è stata di portata eccezionale e quindi ha attivato colonne mobili da tutta l’Emilia Romagna e personale da regioni limitrofe, una vera macroemergenza, gestita come una microemergenza.

Innanzitutto contestiamo la mancanza dichiarazione dello stato di emergenza, a dimostrazione di quanto da noi della USB a più riprese denunciato in materia di protezione civile, demandare un Presidente di Regione responsabile di valutare uno stato di emergenza è fallimentare. I lavoratori, vigili del fuoco, anche questa volta non si sono visti ufficialmente dichiarare nessuna fase di emergenza, come previsto da norme contrattuali, nonostante il personale inviato nelle zone colpite è stato tenuto in servizio 24 ore consecutive. Questo aspetto non è secondario, perché come nel caso di emergenze passate, non è chiaro se c’è la copertura finanziaria, quindi non è sicuro con quali risorse si pagheranno i nostri straordinari.

Tralasciando la giusta rivendicazione salariale, ci vogliamo concentrare sull’aspetto operativo, nello specifico sulla logistica. I vigili del fuoco arrivati sulle zone colpite dall’alluvione hanno vissuto l’esperienza dell’alluvionato, perché non si è provveduto in alcun modo a predisporre spazi per l’accoglienza delle squadre che dopo ore e ore di lavoro volevano riposarsi un attimo, in un luogo asciutto, magari mangiando qualcosa, desiderando, non  una doccia, ma almeno la possibilità di lavarsi le mani, di andare in bagno senza che tutti li vedessero, cittadini compresi. Non è solo un fatto di dignità della persona, questi aspetti sono fondamentali ai fini dell’ efficacia del soccorso. Non è ammissibile mantenere in servizio operativo un lavoratore per 24 ore consecutive su uno scenario complesso e pericoloso come quello alluvionale. Fondamentale uno spazio per rifocillarsi, invece l’unico “confort” per pochi fortunati, è stata la misera accoglienza all’interno dei vecchi polilogistici di quasi 40 anni fa, “l’emergenza” li voleva rottamare, ma per fortuna alcuni comandi non lo hanno fatto: brutti, sgangherati, umidi, freddi, ma sempre più asciutti di una panchina o più comodi di un sedile di un defender.

Proprio così, una panchina, in piena notte molte squadre erano inoperative per mancanza di richieste di soccorso, ma comunque tutti svegli, dopo quattordici ore di lavoro, buttati, chi dentro una jeep, chi stipato nei vecchi e logori camper, chi a vagare nella notte nel mezzo dell’alluvione in gennaio. Infreddoliti, stanchi, bagnati, alcuni a pochi chilometri da casa. Anche questa l’assurdità, almeno se non puoi fornire la logistica, dai il cambio con nuovo personale!

Parliamo dei pasti, alcuni si sono gettati sulle razioni K, in alcuni casi scadute; altri più fortunati hanno trovato un bar aperto, con la possibilità di andare anche in bagno, finalmente con un minimo di privacy e con la carta igienica …. un lusso. Quando finalmente si è predisposto un catering, non c’era un luogo dove mangiare, in piedi o buttati ai margini delle strade, come bestie, senza tener conto delle regole minime di salute, come quelle di potersi lavare le mani, fondamentale infatti in un alluvione prevenire problemi legati alle infezioni intestinali, anche gravi, le acque contaminate infatti potrebbero facilmente contaminare il cibo, anche attraverso le mani.

Ci racconta uno dei lavoratori di aver sentito sussurrare nel buio: “sembra di essere nel Polesine nel 1951” . Questa la verità: sembrava di essere tornati a sessanta anni fa, alcuni mezzi erano quasi dell’epoca! Tralasciando chiaramente i modernissimi e mastodontici anfibi acquistati in un momento di “follia” dalla nostra amministrazione.  

Chiaramente non sono serviti a nulla, uno è uscito di caserma e per fortuna si è rotto, evitando di mostrare la sua inutile mole sullo sfondo dell’alluvione. Uno dei tanti sprechi che dovrebbe trovare asilo presso la Corte dei Conti.

I nuovi moduli previsti per la logistica consegnati al Comando di Bologna, sono in attesa di essere operativi, attendiamo speranzosi, ma già voci ci dicono essere poco funzionali, ci riserviamo un documento a parte. Oggi di fatto i nostri uomini, sono stati abbandonati a se stessi, senza logistica, con poche radio, in alcuni casi la comunicazione era impossibile, con le tute ATP in numero insufficiente e alcune bucate, quindi inservibili, mezzi terrestri vecchi e anche quelli nuovi inadatti alla situazione contingente, vedi tubo di scappamento basso! Parliamo di mezzi nuovi di colonna mobile, era difficile pensarli con un tubo che scarica in alto? Altro esempio di mancanza assoluta di razionalità negli acquisti.

Chiediamo un intervento serio sulla questione, ci siamo stufati di affrontare le alluvioni da alluvionati, i terremoti da terremotati, vogliamo poter lavorare con professionalità e in condizioni dignitose e sicure.

Sono passati poco più di due anni dall’inutile tavolo tecnico sulle colonne mobili, dove si è mancata l’occasione di rivedere la circolare 28 del 1991.

Noi come USB e come lavoratori siamo indignati, chiediamo che vengano presi provvedimenti per evitare il ripetersi di certe situazioni, in primis chiediamo un ruolo maggiore della componente operativa sulle scelte che riguardano gli acquisti di attrezzature e mezzi. Aver marginalizzato, con una brutta riforma la componente sindacale, ha nei fatti dimostrato una diminuita capacità dell’amministrazione di avvertire i problemi  operativi che riguardano il soccorso.