A BOLOGNA POMPIERI IN MUTANDE A CASA DI PRODI

IN PIAZZA S.STEFANO

 

 

 

 

 

 

Bologna -

Erano un centinaio, i vigili del fuoco che questa mattina si sono presentati in piazza Santo Stefano a Bologna, a due passi dall'abitazione del premier Romano Prodi, con bandiere, striscioni e megafoni per protestare contro la precarieta' e i tagli al Corpo, che mettono il servizio in ginocchio. Sono arrivati da tutta l'Emilia-Romagna, e per manifestare emblematicamente la mancanza di risorse, si sono tolti i pantaloni della divisa e hanno protestato in mutande, distribuendo volantini ai passanti che assistevano imbarazzati alla singolare protesta. I pompieri lamentano "la persistenza da diversi anni del sottorganico, 15 mila vigili in tutto il Paese, di cui 500 in Regione, e circa 100 solo a Bologna", spiega Carlo Grandi, coordinatore regionale dei Vigili del Fuoco per le Rdb. Il problemi della carenza di organico e' strettamente legato alla "scarsa disponibilita' di fondi", che si ripercuote anche sul servizio "che perde di qualita', avendo meno personale poco formato, mezzi di soccorso obsoleti, che vengono riparati come e' possibile", per non parlare della "difficolta' nel pagamento dei fornitori dei servizi", aggiunge Grandi. Durante la protesta di piazza, arriva a dare la sua solidarieta' ai vigili anche Tolomeo Litterio, capo del comando provinciale di Bologna, che conferma "la situazione spiacevole", che i suoi colleghi stanno vivendo. Litterio si dichiara "vicino a loro", sentimento che non si puo' non provare "per persone con cui si lavora in situazioni rischiose". La presenza del comandante e' stata accolta con entusiasmo dai Vigili in piazza. "In 30 anni che faccio questo mestiere non avevo mai visto un comandante ad una manifestazione, segnale della gravita' della situazione", specifica Grandi. Cuore della protesta e' dunque la bassa qualita' del servizio che scaturisce dal sottorganico, consegueza della mancanza di fondi. "Oggi a Bologna se ci sono due o tre interventi in oncomitanza si rischia di dover chiedere aiuto alle provincie limitrofe", spiega pompiere precario da sette anni, che aggiunge: "C'e' un abuso del servizio dei 'discontinui', a Bologna noi precari copriamo il 30% del servizio, che va da 60 a 80 unita' che vengono impiegate per il servizio ordinario, quando invece andrebbero richiamate solo in casi gravi". Nonostante tutto il servizio del 115 viene sempre mantenuto, "quando c'e' una chiamata esce sempre una macchina, ma ormai siamo arrivati ad un punto in cui non si riesce piu' a garantire un buon servizio; poi la gente si lamenta che le macchine arrivano in ritardo, ma loro non lo sanno in che condizioni lavoriamo". Altro problema e' quello del ritardo nei pagamenti, "che per i lavoratori discontinui vengono fatti sistematicamente dopo quattro o sei mesi", dice un'altra precaria, che aggiunge: "Devo ancora ricevere lo stipendio di novembre, dicembre, febbraio, marzo e aprile, se non avessi un lavoro integrativo non potrei vivere". I contratti precari infatti sono di un massimo di 160 giorni, con contratti da 20 giorni ciascuno, ma con questo sistema "la maggior parte di noi fa fatica a trovare un altro lavoro per integrare", dice ancora una altro vigile del fuoco discontinuo. Conseguenza di questo, "la professionalita' viene sempre piu' a mancare". Un altro pompiere spiega che "una macchina quando esce puo' portare fino a sei persone, ma a volte siamo costretti ad uscire con quattro piu' uno, precario, che non possiamo impiegare in situazioni di alto rischio". I precari infatti, sono meno formati e fanno dei turni in ogni reparto del comando, cioe' passano in brevissimo tempo dagli uffici ai mezzi di soccorso, ad altre mansioni, ed e' "difficile che se uno per tre mesi e' stato a timbrare delle buste sia pronto per intervenire su un incendio", aggiungono ancora dei pompieri in piazza, cosi' "si mette a rischio la sicurezza dei cittadini e la nostra".

 

 

 

(Cas/Dire)

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