I DUBBI DELLA NAVE DEI VELENI VENGONO A GALLA

IL MAGISTRATO BRUNO GIORDANO HA VISTO QUELLO CHE NOI VIGILI DEL FUOCO ABBIAMO VISSUTO PIÙ VOLTE IN PRIMA LINEA… CON IL RISULTATO CHE I GOVERNI NON CI RICONOSCONO COME CATEGORIA PARTICOLARMANTE ED ALTAMENTE USURANTE

Nazionale -

Lavoratori,


nelle prime miniere di carbone dove non c’erano sistemi di ventilazione i minatori portavano nei nuovi antri delle stesse un canarino dentro una gabbietta. I canarini infatti sono particolarmente sensibili al metano e al monossido di carbonio, il che li rendeva perfetti per rilevare la presenza di gas pericolosi. Fino a che sentivano il canto del canarino, i minatori potevano esser certi che l’aria fosse sicura, la morte del canarino segnalava invece il pericolo e l’immediata evacuazione. Questo sistema è quello che di fatto il ministero dell’interno ha usato quando per intervenire nella nave dei veleni, al porto di Gioia Tauro, ha di fatto usato il corpo nazionale dei Vigili del Fuoco. Ci ha mandati in avanscoperta senza DPI (dispositivi di protezione individuali) adeguati, senza attrezzature, ad annusare i veleni chimici della nave e il primo che sarebbe rimasto stecchito avrebbe comprovato che i veleni, in quel caso, erano pericolosamente evidenti.

Ma prima di MORIRE come i canarini, noi di USB chiediamo la riapertura dei portali scanner denominati RTM910T (45 miliardi di lire spesi, per monitorare le sostanze in transito). Grande scandalo all’italiana che non ha mai ritrovato né colpevoli né mandanti di questo “omicidio a lungo tempo” messo in atto dalla “politica silenziosa” .

Appare comunque sconcertante quanto dichiarato in coscienza da un magistrato del calibro di Bruno Giordano, Procuratore Generale alla commissione parlamentare d'inchiesta che, per sua natura, si avvale degli stessi poteri della magistratura. Allo stesso modo i dubbi e le incongruenze sollevate rispetto ai rilievi effettuati dalla nave "Mare Oceano" per conto del Ministero dell'Ambiente nel 2009 – governo Berlusconi – non sono mai state fugate. Ritornare oggi a 500 metri sotto il livello del mare e verificare le dichiarazioni del magistrato, significherebbe oggi fare uno sforzo verso la verità. Quello che hanno visto Giordano e i tecnici dell'azienda Nautilus di Vibo Valentia sono immagini chiare e inequivocabili: bidoni, teschi umani, una nave con uno squarcio geometrico a prua dall'interno verso l'esterno, una struttura costruita negli anni '60 e non un relitto della prima guerra mondiale affondato in guerra e con la stiva vuota.

Oggi forse i tempi sono maturi per andare fino in fondo. Intanto il 21 dicembre scorso la commissione parlamentare d'inchiesta sulle ecomafie ha ordinato una serie di perquisizioni in tutta Italia proprio sulla vicenda delle "navi dei veleni". Su ordine del presidente della commissione Alessandro Bratti, la polizia giudiziaria ha acquisito dei documenti presso lo studio milanese di Cesarina Ferruzzi, manager dei rifiuti che raccontò alla commissione d'inchiesta nel 2010 dell'affondamento del Cunski e di altre due navi, la Yvonne A e la Voriais Sporadais.


SALVAGUARDARE IL TERRITORIO È UN ATTO DI COSCIENZA

COPRIRE CERTE MALEFATTE EQUIVALE AD ESSERNE COMPLICI


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