SIAMO POMPIERI O… LA BANDA BASSOTTI?

Nazionale -

Lavoratori,

una delle prime cose che insegnano agli allievi vigili del fuoco, quando varcano per la prima volta il cancello della scuola, è che qui, per lavoro, si fa soccorso, in quanto la nostra amministrazione svolge un servizio pubblico essenziale che si espleta nel soccorso tecnico urgente.

Bene! Affinché lo si possa espletare sempre ai massimi livelli garantendo l’incolumità propria e del cittadino, è buona norma essere sempre in perfetta forma fisica.

Come spesso accade, per dare un senso di efficienza, si tende ad esagerare ed ecco che da qualche parte spunta il genio di turno.

Con nota prot. 5367 in data 11/4/2014, l’allora capo Dipartimento dispose che “il personale elicotterista assente per malattia, anche con un solo giorno di prognosi, deve essere sottoposto a visita da parte del sanitario del Comando il quale deve esprimere il proprio giudizio di idoneità alla ripresa della mansione specifica (attività di volo)…”

Per inciso, gli aeronaviganti in Italia, per disposto dell’Istituto di medicina aerospaziale dell’Aeronautica militare (ente competente in materia), sono sottoposti a visita di idoneità per assenze superiori ai 15 giorni, ma noi siamo più attenti alla salute del personale, anche più della stessa Aeronautica militare.

Ora, siccome i giorni di ambulatorio non sono sempre coincidenti con quelli lavorativi di ognuno di noi, per effetto di quel mantra che noi facciamo soccorso, per non creare un disservizio o problemi ai colleghi, il personale si reca a visita nel primo giorno utile di ambulatorio che, alle volte, coincide col proprio giorno di riposo.

Piuttosto che apprezzare che il personale rinunci a parte del proprio turno di riposo, cosa fa il Comandante provinciale di Pescara?

Ci vede un azione levantina del lavoratore tesa a segnare ore di straordinario da computare a recupero e non a pagamento e dispone l’ordine del giorno n. 61/2019 in data 05/02/2019: in sostanza, il lavoratore deve andare a visita nel giorno di riposo solo se indispensabile per l’amministrazione e non per quello spirito di abnegazione al soccorso, senso del dovere e rispetto verso i colleghi che muove ognuno di noi.

Tanto zelo, ha indotto qualcuno a farsi due conti e comprendere che tra il giorno lavorativo successivo alla malattia e quello di ambulatorio possono trascorrere anche 10 giorni, senza considerare che anche il medico può ammalarsi o comunque non essere presente per ragioni cogenti ed improcrastinabili accorse nel giorno di ambulatorio?

Vabbè… tanto il vigile del fuoco è abituato a non conoscere i propri diritti e a farsi maltrattare dal superiore di turno.

Basti pensare che ogni giorno regala all’amministrazione almeno 30 minuti della sua giornata perché nelle scuole, quegli stessi dirigenti, gli hanno inculcato che il soccorso viene prima di tutto e quindi all’inizio del turno bisogna essere già in uniforme.

Nello specifico del tempo di vestizione adesso ci sorge un dubbio: in che posizione si troverebbe il dipendente che, durante la vestizione all’interno dei locali dell’amministrazione, per una qualche ragione dovesse infortunarsi?

Risulterebbe in servizio? Oppure in orario lavorativo? Oppure si troverebbe abusivamente, fuori dall’orario di lavoro e quindi senza autorizzazione all’interno dei locali dell’amministrazione?

Quindi, in caso di infortunio durante la vestizione, su chi cadrebbe la responsabilità, sul comandante o sul lavoratore?

Da un amministrazione che dal 2017 ancora non ha fornito il contratto di assicurazione degli aeromobili, ci si può aspettare di tutto, anche che considera il vigile del fuoco come uno della banda Bassotti.



per USB VV.F. Consiglio Nazionale
Carmelo Guarnieri Labarile