NEI VIGILI DEL FUOCO IL PRANZO NON SARA' SERVITO

Nazionale -

Sembrerebbe inopportuno parlare di cibo nei vigili del fuoco. Di solito si racconta di interventi fatti, persone salvate, mani nude che scavano nella neve. Insomma di tutto si parla fuorché del cibo. Eppure senza il giusto nutrimento diviene impossibile poter compiere anche la più semplice delle azioni.

Ma cosa mangia un vigile del fuoco? Anzi quando mangia? Chi cucina per lui?

Sembrerebbe assurdo ma un vigile del fuoco è, quasi, un eroe anche nel nutrirsi. Mangia se riesce, interventi permettendo, ed il più delle volte si nutre di cibo “freddo” e inscatolato. Se è fortunato un pasto caldo lo trova alla mensa di servizio ma il più delle volte è “un succulento veicolato” a farla da padrone. Visto che gli interventi non vanno in pausa mensa.

Erano tempi passati quando gli stessi vigili pensavano a cucinare per se stessi e cosa di altri tempi: si assumevano, addirittura, direttamente i cuochi.

Un giorno però accadde che il dipartimento, nella sua immensa lungimiranza, sentenziò: “pompieri che cucinano magari con i vestiti sporchi di fumo? Che mangiano carne e non verdure? …basta è tempo di cultura alimentare!”. E fu così che i “pompieri” non cucinarono più ed entrarono in appalto le ditte di ristorazione.

Certo c’era da aspettarselo che qualcosa sarebbe cambiato: prima si assumevano cuochi ed ora si sfruttano lavoratori interinali con i pompieri che passavano da 3,80€ a testa, cucinandosi da soli, a 11,20€ pro-capite (il cosiddetto contenimento della spesa pubblica) per: cibo, cucina, cuochi e padroni della ditta.

Cuochi, che tra le tante cose, sono costantemente a rischio licenziamento.

Ma gli appalti si sa: vanno e vengono. E con loro si portano cibo e speranze. Ed è così che fallito il progetto: “fuori i vigili dalle cucine” ci si trova davanti ad una triste realtà: “non si mangia più!”.

Accade nel Lazio come in Lombardia, sperando che il problema non dilaghi sempre più, che adesso i vigili vivono nell’incertezza di come mangeremo e se mangeremo. E la dirigenza dei pompieri rimane indenne da tutto: del resto a loro il cibo è garantito. Loro, i dirigenti, a mensa possono andare e se qualcosa va storto un buon ristorante si trova sempre.

Per i vigili, invece, la questione è più complicata: ci sono gli interventi da fare, poche le unità per sostituirti ed il gioco è presto fatto.

Ora, cosa mangia un vigile del fuoco? Booohhh. Quando mangia? Booohhh. Chi cucina per lui? Booohhh.

Ma la soluzione? Assumere i cuochi e dare un buon pasto caldo ai vigili del fuoco: che vento, pioggia, freddo, caldo, estate ed inverno sono sempre pronti a partire anche a piedi (Rigopiano docet) per soccorrere le persone. Sempre sperando che i morsi della fame non ci facciano qualche brutto scherzo!

Dai vigili del fuoco, per oggi è tutto: ci aggiorniamo al prossimo disservizio.


il Coordinamento Nazionale USB VVF


PS: cari cittadini,

ricordiamo la signora che sfamò i vigili con i tortellini, il ristorante in Abruzzo pagato dopo vibranti proteste sui media, ed i nostri parlamentari che con pochi euro hanno dei pasti da nababbi.



USB Vigili del Fuoco Nazionale