USB DENUNCIA IL DISASTRO IDROGEOLOGICO DEL NOSTRO PAESE PER NON FERMARSI A GENOVA!

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Vogliamo partire da Genova che è una delle situazioni più rappresentative del folle paradigma dello sviluppo antropico a tutti i costi. Vite umane, attività produttive e beni immobili esposti a rischi idrogeologici ben noti e con difese insufficienti, che mantengono l'insediamento in uno stato di grande vulnerabilità.

A questo si deve legare, perché lo è oggettivamente, la funzione che deve avere la Protezione Civile nel nostro paese. Una funzione di soccorso certamente ma anche di prevenzione e informazione che sicuramente non è quella disegnata dalla riforma del Governo Monti, approvata da tutte le forze politiche, che nei fatti sancisce la privatizzazione del soccorso e relega ad un ruolo gregario il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco .

Pensiamo invece che ci sia assoluta necessità di una Protezione Civile organizzata e adeguata ai compiti che gli si affidano; una P.C. insomma che non può che avere il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco in funzione centrale e determinante. Gli sono state sottratte , ormai da moti anni, ingenti risorse. Il personale tutto è ridosso all’osso ed inviato da una regione all’altra per sopperire alle carenze di organico; recentemente a Padova per il crollo di una palazzina sono intervenute squadre di soccorso dal Veneto e dall’Emilia perché a Padova non vi era personale a sufficienza.Il numero dei cosiddetti “discontinui” – appellativo meno realista per i precari – è arrivato ad oltre 40.000, si tratta di personale retribuito e dipendente tutti gli effetti e non di “volontari”come vorrebbero far credere i vertici del Ministero degli Interni.

Con l’ultimo riordino del Corpo sono stati chiusi numerosi distaccamenti e addirittura bloccato l’intervento notturno dei vigili del fuoco, chiuse sedi di Nucleo Sommozzatori come ad esempio quella di Brindisi! Insomma si sono sottratte risorse ed investimenti, si cancella la professionalità per accelerare l’opera di smantellamento dei Vigili del Fuoco tentando, e di questo ne siamo convinti, di disperdere la funzione sociale che hanno ed il bene comune che rappresentano nel nostro Paese .

L’attuale collocazione ,infine, nel Comparto Sicurezza insieme alle Forze Armate e alle Forze di Polizia, è da superare con la massima urgenza . Questa collocazione non è mai stata condivisa da USB che da sola si è battuta contro la decisione che tutte le forze politiche presero nel 2004 dando il loro voto favorevole alla legge n. 252 che appunto sanciva questa nuova collocazione condivisa oltretutto da tutte le organizzazioni sindacali cgil, cisl uil in testa. E purtroppo abbiamo avuto ragione alla luce dei compiti di “ordine pubblico “ che i vigili del fuoco hanno avuto e continuano ad avere - operazioni di polizia vere e proprie - Deve essere il Governo ad avere la direzione “politica” della Protezione Civile. Del resto, la recente iniziativa "Italia Sicura", che prevede una cabina di regia in ambito PCM ed il coinvolgimento, invero ancora da ottimizzare, di Università, enti di ricerca ed ordini professionali, potrebbe segnare un importante spunto per un nuovo approccio sistematico al problema del dissesto idrogeologico.

La prevenzione, a partire dalla conoscenza del territorio - sia dal punto di vista dei rischi a cui è sottoposto che dei beni materiali ed immateriali ad essi esposti - deve essere integrata con i processi ed i servizi di soccorso e ripristino della sicurezza, con risorse certe e stabili nel tempo. Le risorse ci sono e sono tante: oltre ai fondi nazionali "ordinari" che attentamente si disperdono in mille rivoli ministeriali, ci riferiamo ai Fondi Europei a disposizione di tutte le regioni italiane e dei livelli nazionali .Si tratta di quei Fondi che storicamente sostengono - ogni esennato – la cosiddetta Politica di coesione, volta – da oltre 20 anni - a ridurre le distanze tra le Regioni d’Europa, dove la qualità dell’ambiente è da sempre inteso come volano di crescita: dei territori nel loro complesso e della qualità della vita delle persone che vi risiedono. In questa nuova stagione programmatoria (2014-2020) il tema dell’ambiente e della urgenza di ridurre i rischi ambientali del/i territorio/i, assumono un peso ancor più rilevante che in passato al punto che tra gli 11 Obiettivi tematici su cui si incardina la nuova politica di Coesione, uno specifico è dedicato proprio alle opere di messa in sicurezza del territorio. Si tratta dell’Obiettivo Tematico n.5 “ Adattamento ai cambiamenti climatici e gestione dei rischi” nell’ambito del quale sono previste azioni in grado di determinare la necessaria inversione di rotta, a partire da un’attenta considerazione delle cause che hanno progressivamente aumentato l’esposizione a fenomeni dannosi, per poi procedere al risanamento ambientale e a misure di prevenzione e gestione dei rischi e degli eventi disastrosi connessi .Il negoziato tra Italia/UE sul modo in cui questa politica verrà realizzata nel nostro paese, si è concluso il 29 Ottobre 2014 e porta il titolo di “Accordo di partenariato”. In quel documento l’Italia si impegna ad utilizzare la politica di coesione UE ( con particolare riferimento al fondo europeo per lo sviluppo regionale -FESR) e la politica per lo sviluppo Rurale ( con particolare riferimento al fondo europeo per lo sviluppo agricolo e rurale - FEASR) per ricostruire le condizioni essenziali per il presidio del territorio. Non solo, nel documento in oggetto si scopre anche che il Governo metterà in campo ulteriori risorse economiche legate alla politica di coesione interna ( FSC -Fondo per lo sviluppo e la coesione).

Si tratta di ingenti risorse economiche , già da oggi disponibili oltre a quelle della passata politica comunitaria (2007-2013) che rischiano di tornare in Europa se non spese entro dicembre 2015. Noi crediamo e pretendiamo che tali risorse non possano più essere “stornate” su obiettivi che non siano quelli del risanamento ambientale, convinti peraltro che un investimento reale su questo versante generi occupazione, innalzamento della qualità della vita dei cittadini, sicurezza e salute. Si tratta di fare scelte politiche intelligenti capaci di leggere in modo integrato i bisogni del territorio e di rispondere simultaneamente ad essi attraverso interventi concreti che traducano i concetti di Green jobs e sviluppo sostenibile in valorizzazione dei beni comuni ( quale è l’ambiente) e dei saperi che il nostro paese esporta ogni giorno verso i paesi e le regioni d’Europa più ricche ( fuga di cervelli ).

Pensiamo che si debba far partire una imponente opera di avviamento al lavoro di giovani qualificati (geometri, architetti, ingegneri,geologi, etc.) per un lavoro di analisi della condizione del territorio nel nostro Paese e di un lavoro di intervento concreto insomma una opera complessiva di “risanamento e messa in sicurezza del nostro paese”. E’ evidente che il rapporto diretto dovrà essere con le Regioni ma in coordinamento centrale/nazionale con il Ministero dell’Ambiente, gli Enti di Ricerca etc.Ci riferiamo alla possibilità concreta di utilizzare le professionalità di centinaia di migliaia di giovani , diplomati e/o laureati; una risposta “concreta e fattibile” ai gravissimi e drammatici livelli di disoccupazione giovanile raggiunti nel nostro Paese, livelli che continueranno ad aumentare come purtroppo ha anche recentemente dichiarato il Ministro dell’Economia Padoan.

Non si tratta di costruire finti posti di lavoro, di fare politica assistenzialistica. Tutt’altro. Si tratta di ri-pensare ad una politica per l’occupazione che crei nuovi posti di lavoro e di qualità a vantaggio del risanamento ambientale, dell’adattamento ai cambiamenti climatici, della riduzione dei rischi di desertificazione e salvaguardia degli ecosistemi, della riduzione del rischio di incendi e del rischio sismico. Insomma , ciò che proponiamo è un set di misure che intervengano in modo combinato su tre assi: Ambiente/ Occupazione/ Salute, poiché nella vita di ciascuno di noi le tre direttrici non possono viaggiare disgiunte.

Di tutto questo si è discusso ieri a Genova in occasione del dibattito pubblico Italia il paese delle catastrofi annunciate Vigili del Fuoco e Protezione Civile :una nuova struttura di previsione,prevenzione e soccorso

Un dibattito importante che ha affrontato proficuamente i temi proposti da Usb in particolare dobbiamo evidenziare la condivisione , in particolare, della diversa collocazione dei VVF e la necessità di collaborazione e confronto a partire dalle competenze degli operatori del soccorso e dalle esigenze reali del territorio.

Noi pretendiamo risposte , i giovani pretendono risposte poiché il Bluff di “Garanzia Giovani” che avrebbe dovuto cerare occupazione giovanile, è ormai conclamato, i cittadini aggrediti da eventi naturali e non pretendono risposte, gli operatori del soccorso, i vigili del fuoco pretendono risposte per continuare a fare al meglio il loro lavoro e per continuare ad essere bene comune nel paese.

 

 

 

Repubblica

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